il Territorio e la Storia


  

 

Il Po, abbandonate le montagne ed inoltratosi nella pianura Saluzzese, dopo aver lasciato l’Abbazia di Staffarda, antico monumento edificato dai Monaci Cistercensi nel 1135 presenta, nei territori di Barge e Cardè, dopo la confluenza con il torrente Ghiandone, un alveo più inciso e regolare, le portate di acqua sono abbondanti e consentono la navigazione tutto l’anno con canoe e barche da fiume: questa confluenza è uno dei luoghi naturalistici più interessanti dell’area per la limpidezza e la qualità delle acque di questo affluente.

  Il grande bacino padano, che è stato plasmato dall’azione del fiume nei tempi geologici, ha subito importanti modifiche morfologiche per il continuo divagare del corso d’acqua.

  Nel Pliocene, un milione di anni fa, il golfo dell’Adriatico sommergeva l’odierna area della Pianura Padana ed entrava, con le sue più avanzate diramazioni fino a lambire le pendici alpine all’altezza della città di Saluzzo. Il movimento delle acque all’interno del bacino e le intense precipitazioni causarono la progressiva demolizione delle rocce alpine ed appenniniche: ghiaie, sabbie ed argille, strappate dai rilievi circostanti, iniziarono a riempire l’ampio golfo marino formando la Valle Padana.

  L’interazione degli affluenti di destra e di sinistra ha modificato il "cammino" del Po nel corso dei secoli: un tempo addossato all’Appennino, si è successivamente spostato a nord causando profondi mutamenti territoriali. Il Po quindi come tutti i fiumi, non è un corso d’acqua "statico" il suo alveo è sempre stato in continua evoluzione modificando i caratteri geografici, fisici ed ambientali dei territori attraversati; ha modellato confini, paesaggi e prospettive; ha, di volta in volta, favorito o allontanato insediamenti antropici urbani o produttivi: Nessun intervento umano ha potuto limitare in modo definitivo le potenzialità "creative e distruttive" del fiume.

  Dopo la confluenza con il torrente Cantogno si ha la formazione del primo meandro, la cui evoluzione è stata accellerata per gli interventi di bonifica praticati nel passato sul territorio: incanalando le acqua diffuse su un’ampia superfice è aumentata la capacità erosiva del fiume e la sua tendenza ad aprirsi nuovi percorsi. Lasciati gli affluenti di destra (il torrente Bronda ed il rio Torto) e quelli di sinistra (il Ghiandone ed il Cantogno) incontra il fiume Pellice che alla vita del Po contribuisce considerevolmente: affluente di sinistra, coll’apporto delle sue acque, in parte provenienti da risorgive di alta qualità idrobiologica, migliora sensibilmente le caratteristiche complessive delle acque del fiume, in quantità ed in qualità.

  La confluenza del Pellice rappresenta quindi un elemento fondamentale per la stessa vita del Po e l’area, organizzata come Riserva Naturale Speciale, oltre a possedere una ricca fauna ittica costituisce una delle zone naturalisticamente più interessanti, in un contesto territoriale (Madonna degli Orti) di attività rurali di notevole interesse. Il Po segna in modo sempre più evidente il territorio con la sua presenza e proprio in questo ambito geografico dà vita ad una vera e propria "cultura del fiume".

  Il lento svolgersi del Po ha finito per influenzare la distribuzione e la crescita degli insediamenti e l’instaurarsi di precisi modi di sfruttamento e di appropriazione delle risorse naturali, trasformando la lunga via d’acqua in un sistema idrico di comunicazione e di irrigazione, quasi"la spina dorsale" di un complesso sistema economico-sociale, un tempo confine e frontiera nelle complesse vicende del Piemonte medioevale.

  Determinante fu soprattutto il ruolo svolto dal fiume per la formazione del paesaggio agrario della Valle Padana. Tutte le terre ed i campi coltivati che costeggiano le rive del Po sono frutto del lavoro plurisecolare dell’uomo, impegnato a salvaguardare il territorio e a renderlo adatto alla coltura in ambiente soggetto alle esondazioni del fiume.

  I comuni affacciati al fiume che si incontrano in questo tratto di pianura sono: Cardè (con il suo castello e le risorgive) Villafranca Piemonte e Moretta (con la riserva Naturale Speciale della confluenza con il Pellice), culle di una particolare sensibilità per le "esigenze" del fiume, merito delle locali Associazioni degli Amici del fiume. E ancora si trovano Faule e Pancalieri (ricche di testimonianze del lavoro e dell’uso dell’acqua che l’uomo ha praticato nei secoli: storici mulini, bealere, canalizzazioni rurali, chiuse in pietra ed opere idrauliche).

  Ed è proprio su questo cammino che il Parco fluviale ci accompagna su questo tratto di fiume, trasformatosi definitivamente in un lento e pigro corso d’acqua di pianura, un tempo caratterizzato da una evoluzione estremamente meandrizzata, attualmente parzialmente rettificato, che si identifica con la suggestiva prospettiva, dal ponte di Casalgrasso, dell’immagine del Monviso riflesso nelle acque del fiume, con una sorgente sempre più lontana, ed il cammino rivolto verso l’ormai prossima pianura torinese.