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- Scuola e Cultura - |
" P r e m e s s a "
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La Scuola Media di Pancalieri, da oltre un decennio promuove attività didattiche rivolte alla storia, alle tradizioni, alla cultura e alla vita quotidiana di Pancalieri e dei suoi abitanti. Grazie alla spinta propulsiva degli insegnanti, il nostro paese può disporre di un vero e proprio patrimonio culturale di inestimabile valore, frutto di un laborioso e impegnativo lavoro di studio e di ricerche. Sul presente sito sono stati scelti solamente 2 di questi lavori, riportati in versione non completa e con fotografie non originali. Ciò, in quanto la Scuola Media di Pancalieri ha intenzione, nel prossimo futuro e ne sta studiando la forma, di raggruppare tutto il suo operato affinchè sia possibile proporlo al pubblico. Questa nostra scelta ha pertanto come unica motivazione, ringraziare Docenti e Alunni per aver contribuito nel migliore dei modi a mantenere la tradizione culturale del nostro paese. |
C'era una volta " La Filanda . . ."
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- Introduzione - A sud della provincia di Torino, circondata da campi di cereali e profumate distese di erbe officinali, si estende Pancalieri, il nostro paese. E' un luogo tranquillo, la cui vita è ancora scandita dai rintocchi delle campane, ben due e mai d'accordo tra di loro, e solo in parte turbata dagli orari d'arrivo e partenza dei pulman della ditta Ricca. Qui non sono ancora arrivati i danni, ma neppure i vantaggi dell'industrializzazione: c'è poco smog, esiste ancora il silenzio, ma non c'è il cinema, non una palestra, non una libreria e per giovani in cerca di lavoro esistono poche alternative al pendolarismo. Eppure Pancalieri sarebbe potuto divenire un centro industriale. Già nell'800 aveva sede in questa cittadina una avviata filanda, che occupava un centinaio di persone. Vi lavoravano quasi esclusivamente donne e si produceva una grande quantità di seta pregiata. Poi la concorrenza delle fibre tessili artificiali ha causato la rovina di tale attività e nel 1950 la filanda ha dovuto chiudere. Ne è rimasto l'edificio con la sua altissima ciminiera. I nuovi proprietari ne hanno ricavato alloggi, negozi, depositi, uffici, locali ora adibiti a questa o a quella attività economica, ora vuoti e in rovina. Il risultato è un edificio strampalato, dove si trova di tutto, in un disordine e in una mescolanza indescrivibile, ma forse proprio per questo attraente, in grado di suscitare la nostra curiosità. D'altra parte, anche se sono passati alcuni decenni, il ricordo di quella prima e unica grande industria (pur di tipo particolare) è ancora vivo nei ricordi dei Pancalieresi. Ce ne parlano spesso le nostre nonne (le nostre mamme in alcuni casi) e soprattutto ce ne hanno parlato con insistenza, molte donne di Pancalieri, interpellate. E' nata così la nostra curiosità, il desiderio di saperne di più. Riprendendo il discorso già avviato lo scorso anno, ci siamo muniti di registratore e in alcuni casi di foglio e matita e abbiamo fatto visita a nonne e vicine di casa. Non tutte parlavano volentieri di quella esperienza in fabbrica, ma soprattutto molte si spaventavano alla vista del magnetofono e all'idea che la registrazione fosse ascoltata in classe. Sovente però, superata l'iniziale titubanza, chiaccheravano volentieri, lasciandosi andare a confidenze e talora a pettegolezzi. Alcune di esse inoltre, tirati fuori dai cassetti vecchi album di famiglia, ci hanno fornito fotografie del tempo, che si sono rilevate documenti utilissimi per ricostruire sia l'aspetto dell'edificio, sia le varie fasi della lavorazione. Altre intervistate sono ancora riuscite a recuperare vecchi attrezzi utilizzati o nell'allevamento dei bachi o nella lavorazione del bozzolo (il Sig. Giorgio ci ha gentilmente ricostruito una piccola "casulera"), oppure marele di seta, ricordo del loro lavoro in filanda. E' stato un lavoro piacevole e utile, anche se difficile: da una parte ci ha offerto l'occasione per trascorrere sereni pomeriggi in compagnia di tante nostre simpatiche compaesane, dall'altra ci ha costretti a un impegno notevole, poichè gli argomenti trattati presupponevano conoscenze tecniche che noi non avevamo e poichè è stato necessario tradurre in lingua italiana ogni intervista (le difficoltà più grosse le abbiamo incontrate nel tradurre alcuni ternini tecnici). Sperando di non avervi annoiato, vi invitiamo a continuare la lettura sperando che vi piaccia. |
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Allevamento dei Bachi . . . |
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Il primo punto della nostra indagine non ha presentato particolari difficoltà. Nel periodo di tempo da noi preso in considerazione (1920-'40), l'allevamento dei bachi da seta era molto diffuso sia a Pancalieri che a Virle, inoltre come preciseremo in seguito, vi si dedicavano anche i bambini, oggi uomini e donne di cinquanta-sessant'anni. E' stato quindi facile raccogliere notizie: un po' tutti gli adulti a cui ci siamo rivolti (l'età media si aggira sui sessant'anni e quasi tutti appartenevano a famiglie contadine) hanno avuto questa esperienza e le loro risposte sono state quasi sempre esaurienti. |
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Il lavoro in Filanda |
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Nello scorcio di tempo da noi analizzato, Pancalieri doveva essere molto diversa da quello che appare oggi. Un paesino tutto sommato isolato, dedito all'agricoltura e permeato, nel ritmo delle sue giornate, dai rintocchi delle campane delle sue principali chiese: la Parrocchia e la Chiesa Nuova . La filanda si inserisce in questo quadro tenendone conto e cercando di trarre il massimo rendimento dalla popolazione locale sfruttandone le disponibilità di tempo ed i bisogni (nella mentalità religiosa). Ciò è testimoniato ad esempio dai tempi di lavoro della filanda, interrotti d'estate al tempo dei grandi lavori campestri, oppure dall'impiego della manodopera femminile ed infantile non occupata in agricoltura. Questa oculatezza imprenditoria ci fa capire che il lavoro della filanda si svolgeva in base ad una rigida organizzazione dove ogni persona aveva un suo ruolo preciso, finalizzato all'ordinato procedere delle fasi progressive. |
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- Macchine e attrezzi - |
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" I machinari " I macchinari più importanti nella filanda erano: gli essicatoi o forni, le bacinelle (le spatole, le casulere, ecc.) e gli attaccabave e le aspe. " Gli essicatoi " Gli essicatoi erano grandi forni nei quali venivano fatti cuocere i bozzoli di modo che morisse la crisalide. Erano simili a quelli dove si cuoceva il pane, ma forse più grossi e davano sotto un porticato all'aperto. Il calore era fornito, in ultimo, da energia elettrica. " Le bacinelle " Le bacinelle erano due: entrambe di rame; c'era quella della sbatosa che era a forma rotonda, e quella della filera che era ovale e serviva a tenere i cucun in attesa della lavorazione. In esse c'era sempre l'acqua calda dentro alla quale si immergevano i bozzoli dai quali si estraevano i fili di seta. |
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- l ' Angiale - |
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A 30 Km da Torino, nel punto in cui il Pellice e il Po si fondono in un abbraccio, sorge una ridente cittadina: Pancalieri. La circondano campi ubertosi, le cui coltivazioni sembrano aver rubato un po' di colore al sole. Nel paese, e tutt'intorno adesso, è un dedalo di canali, bealere, rii, il cui lento scorrere dona agli abitanti pace e tranquillità. |
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Sugli alberi, che crescono numerosi sulle loro rive, si odono meravigliosi e melodiosi gorgheggi di passeri, verdoni e lucherini. Nei boschi che qua e là interrompono i campi si può ancora trovare una natura rigogliosa che fa tornare in mente le fiabe ascoltate da bambina, tanto che da un cespuglio ci si può ancora aspettare di veder saltar fuori un elfo o un unicorno. Qui i ragazzi scorrazzano ancora felici ed in libertà. Non può essere, direte voi . . . e purtroppo è vero. Vera è Pancalieri, i suoi campi e gli innumerevoli corsi d'acqua, l'Angiale soprattutto che anche in paese scorre per buona parte a cielo aperto, regalandoci angoli di particolare suggestione. Tutto il resto o quasi, appartiene ormai al passato. E' un passato però ancora molto vicino, vivo e palpitante nei ricordi di coloro che abbiamo intervistato e che, con molta gentilezza e disponibilità, ci hanno raccontato la Pancalieri di un tempo, non ancora cancellata dai loro cuori e dalla loro mente. |
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Ascoltandoli, esplorando il territorio, camminando lungo le sponde dei canali in questa precoce primavera ci siamo resi conto che qualcosa bisogna fare, che qualcosa si può ancora fare, ora, se no quando?, perchè l'Angiale torni ad essere la bealera ridente di un tempo. Abbiamo cercato in archivi, nelle case dei Pancalieresi, e ci siamo resi conto che non solo il nostro paese, ma anche l'Angiale che lo attraversa è il risultato del lavoro dei nostri avi, durato secoli. Ora che lo conosciamo meglio, certo lo amiamo di più e per questo vogliamo raccontarvi il risultato delle nostre scoperte. |