- Introduzione -
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Sebbene lo sviluppo recentemente assunto nella storiografia economica internazionale dalle indagini a carattere microanalitico abbia suscitato risposte, anche presso gli studiosi di storia subalpina, tuttavia non esiste a tutt'oggi una monografia che chiarisca il ruolo di fondo svolto dalla comunità rurale nello Stato sabaudo durante l'antico regime. Nell'intento di contribuire a colmare tale lacuna ho intrapreso una ricerca sulla comunità di Pancalieri, la quale oltre alla disponibilità di un copioso materiale documentario presenta il vantaggio di situarsi in un'area sostanzialmente non studiata dal punto di vista della produzione, dei consumi e dei flussi fiscali. L'approccio economico non vuole certo essere riduttivo del più vasto campo di indagine possibile, ma una storia totale trascende, in questo caso, le possibilità del singolo studioso. Se ho sviluppato in modo particolare l'aspetto demografico è perchè la popolazione rimane pur sempre la principale variabile socio-economica. I frequenti richiami alla legislazione rispondono, d'altro canto, alla necessità di chiarire il ruolo assegnato alla Comunità nel moderno Stato piemontese. Ho inteso condurre la ricerca nel lungo periodo, grosso modo nell'arco di due secoli, perchè il "modo" di produrre le condizioni materiali della vita in una società agricola di antico regime non muta improvvisamente nel breve andare, ma ogni crescita economica ed, a maggior ragione, ogni processo di sviluppo sono il frutto di lente e graduali trasformazioni; quindi soltanto nel lungo andare tale fenomeno risulta percepibile. Ne segue ovviamente che per un arco di tempo così esteso, non mi è stato possibile prendere in considerazione il materiale documentario disponibile nella sua interezza, ma ho dovuto procedere per sondaggi anche se ampi, motivo per cui altri approfondimenti sono ancora possibili. Il lavoro, anche se condotto in un'area circoscritta, non ha quindi un carattere spiccatamente analitico, ma, per dirla con Marc Bloch nell'Introduzione a "Les caractères originaux de l'histoire rurale française" (Parigi, 1952): ". . . il est des moments où une synthèse, fût-elle en apparence prématurée, rend plus de services que beaucoup de travaux d'analyse . . .". L'ambizione è stata soprattutto quella di cogliere le tendenze di fondo. Mi pare che il risultato della ricerca testimoni a sufficienza come la costruzione dello Stato moderno accentratore poggiasse sulla comunità rurale e come, formandosi, la distruggesse. Le nuove strutture militari e politico - amministrative trovavano infatti un crescente sostegno, quanto consensuale non si può dire, nel flusso di redditi provenienti dalle comunità. Ma era soprattutto la politica di guerra che reperiva nella comunità rurale gli uomini per l'esercito ed i mezzi per la finanza straordinaria. Nel descrivere l'evoluzione demografica di Pancalieri ho volutamente insistito sul ruolo particolare che la guerra, uno degli ostacoli malthusiani, ebbe nel contrastare la naturale tendenza alla crescita di quella popolazione, provocando le crisi più drammatiche. La vita quotidiana e la sopravvivenza stessa della Comunità appaiono infatti profondamente condizionate e segnate dalla guerra combattuta o preparata, divenuta comunque una costante della politica sabauda. In una economia agricola caratterizzata da crisi di sottoproduzione la frequenza della guerra ostacolava, piuttosto che sviluppare, l'economia di mercato, favorendo quindi il permanere di strutture produttive arretrate, condannate all'autoconsumo e quindi alla stagnazione economica. La sottrazione di ingenti capitali all'agricoltura attraverso l'imposizione patrimoniale, il blocco degli scambi, le requisizioni dei generi di prima necessità non trovavano una sufficiente compensazione nell'aumento di prezzo dei prodotti agricoli per la maggior domanda. D'altro canto l'ingrandimento territoriale, quando ottenuto, se assicurava la maggior potenza e l'aumento delle entrate fiscali dello Stato, non implicava necessariamente dal punto di vista economico l'ampliamento di un mercato regionale che per altro non esisteva, a causa degli ostacoli naturali frapposti dalla mancanza di vie di comunicazione, e di quelli artificiali costituiti dal persistere, anzi dal rafforzarsi, di pedaggi feudali, ma soprattutto delle strutture produttive ancora legate ad una domanda di mera sussistenza. La ricerca condotta su Pancalieri evidenzia, nei periodi di pace, una tendenza a recuperare il ritardo accumulato nell'evoluzione demografica ed economica a causa delle guerre. L'imposizione fiscale equilibrata con la capacità contributiva della Comunità e i nuovi istituti finanziari consentono, a partire da fine Seicento, di avviare un graduale risanamento della finanza locale, nonostante l'aprirsi di nuovi cicli bellici. Sintomi più evidenti dell'espandersi della produzione per il mercato, legata soprattutto al diffondersi della canapicoltura ma anche dell'orticoltura e della bachicoltura, sono presenti già dalla metà del Settecento. La popolazione recupera e supera il livello raggiunto anteriormente alla grande pandemia del 1630. Aumenta la proprietà fondiaria delle classi privilegiate. Il processo avanza tuttavia lentamente e non in proporzioni tali da modificare alla radice le strutture produttive. Intendo pubblicare in seguito un terzo capitolo per illustrare il conflitto di potere tra il feudatario locale e lo Stato, nella persona dell'Intendente provinciale, suo funzionario. Ringrazio il Parroco, il Sindaco ed il personale amministrativo del comune di Pancalieri per la cortesia e la disponibilità dimostrata nel corso della ricerca. |
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