I  Personaggi  Illustri

  "Facciamo l'elogio degli uomini illustri, dei nostri antenati per generazione. Consiglieri per la loro intelligenza, saggi discorsi erano nel loro insegnamento. Tutti costoro furono onorati dai contemporanei, furono un vanto ai loro tempi.

  Di loro alcuni lasciarono un nome, che ancora è ricordato con lode. Invece questi furono uomini virtuosi, i cui meriti non furono dimenticati. I loro corpi furono sepolti in pace, ma il loro nome vive per sempre".

dal libro del "SIRACIDE"

 

-   Premessa  -

   Il Casalis, nella compilazione del Dizionario Storico-Statistico alla voce della località Pancalieri definiva i suoi abitanti ". . . di mente aperta ed operosi".

   E' una definizione che non si smentisce, i Pancalieresi che hanno reso fama e onore al loro paese sono tanti, e in svariati campi del sapere umano: filosofi, teologi, pittori, ecclesiastici ecc, ecc.

   Ma vogliamo anche qui ricordare coloro che, per vari motivi non hanno potuto continuare gli studi ma per questo sono ugualmente importanti; essi nobilitano il lavoro con l'opera delle loro mani e contribuiscono alla crescita del benessere economico del paese. Presentando alcune succinte biografie di alcuni personaggi illustri, si spera che il loro nome e la memoria non svanisca e si dissolva nella nebbia dell'oblio e del tempo, ma continui a brillare nel ricordo dei Pancalieresi.

 

Ribotti Padre Filippo - O.F.M. capp.     (al Secolo Ribotti  . . . . .)

   Nacque presubilmente intorno al 1564 da famiglia nobile. Si trasferì a Torino dove ebbe la possibilità di studiare e approfondire le materie umanistiche. Dopo questi studi insegna grammatica nella Cancelleria Ducale. Quindi sopraggiunta la chiamata del Signore, lascia la cancelleria Ducale per rivestire il saio francescano nell'Ordine Minore Cappuccino e viene ordinato sacerdote verso il 1587 o 1588.

   Inviato nel 1590 a Sestri Levante come quaresimalista, nel 1591 lo troviamo ad Asti, insegnante di logica ai chierici cappuccini del convento di detta città anche come guardiano (carica che corrisponde a direttore).

   Nel 1596 padre Filippo viene inviato, con tre compagni a svolgere opera missionaria nei paesi di confine del Marchesato di Saluzzo con la Francia, dove la  presenza dei Valdesi, Catari, Albigesi e Ugonotti era fonte di preoccupazione per la Diocesi di Saluzzo, la Diocesi di Torino, la Corte Sabauda e la S. Sede. Subì degli attentati alla propria vita tra il 1596 e il 1597 ma fallirono di fronte all'austerità di vita e all'autorevolezza della sua persona.

   Nel 1597 a San Germano della Perosa, ora San Germano Chisone, ebbe un primo contraddittorio sulla pubblica piazza col pastore Valdese David Rostagno, il quale rifiutò l'incontro. Ritornò alla carica nel 1598 nuovamente a San Germano contro il pastore Valdese e questa volta ottenne uno strepitoso successo, tale che negli annali della chiesa di San Germano che ho potuto leggere e avere sotto mano, (ma anche da altri archivi le stesse note!), riportano così la notizia: "Non vi fu un religioso così colto, così profondamente addentro alle cose divine, che lasciano, noi poveri mortali, pieni di stupore e meraviglia".

   Nel 1599 ritorna nel Saluzzese, ma il suo stile di vita e la preparazione teologica e pratica spingono l'Arcivescovo di Torino Carlo Broglia dei Signori di Santena (1592 - 1617), a chiamarlo come suo assistente nella visita pastorale in Valle di Susa in occasione dell'Avvento.

   Padre Filippo svolse un ruolo di primo piano: era lui che, durante le celebrazioni eucaristiche, teneva il sermone in lingua Francese (l'idioma meglio conosciuto dai popolari di quei luoghi). Nuovamente venne inviato nel dicembre del 1601 in valle di Susa e contemporaneamente nominato Prefetto delle Missioni contro gli Eretici; carica che ricoprì per un triennio (1601 - 1604). Nonostante questo gravoso compito, trovò il modo di percorrere nuovamente il Saluzzese, Pinerolese e la Valle di Susa e finanche il Torinese sembra per le predicazioni contro gli eretici.

   Muore nel 1617 (?) nel convento cappuccino di Rivoli, stremato dalle fatiche dell'apostolato, dalle preghiere e dalle lunghe notti insonni passate a compilare libri devozionali per i suoi fedeli e coloro che aveva convertito.

NOTE: Per la  compilazione della presente biografia, mi sono basato sulla Tesi di Laurea di Luca Demarchi (A.A. 1992-93) alla quale stesura ho collaborato per le ricerche d'Archivio. Successivamente,  mi sono pervenuti fac-simili di documenti collazionati presso l'Archivio Segreto del Vaticano (A.S. Vat. coll.ne 7815-125 : A1; C2; D2-3-4). Molto presto, si spera di riscrivere una biografia esatta su documenti inediti d'archivio.

Padre Giovanni Battista Recipello

   Giovanni Battista Recipello nacque il 21 agosto 1656 a Pancalieri da padre Nicolao e dalla madre Giovanna Panini Recipello; entrò nella congregazione dei R.R. Padri dell'Oratorio (Filippini) di Torino il 12 marzo 1688.

   Laureatosi Teologo, l'ordinazione sacerdotale avvenne presumibilmente nell'anno 1671;  il giorno 30 gennaio 1714 arrivò a Pancalieri, successivamente fu eletto segretario di Congregazione negli anni 1723 - 1726.  Nel 1732 oltre alla carica di Segretario di Congregazione fu eletto "Padre Deputato".

   Fu amico del Beato Sebastiano Valfrè il quale veniva a confessare le monache del Monastero di Pancalieri. Tra le sue opere ricordiamo la fondazione dell'E.C.A.

La Cappella dell'Immacolata Concezione era di proprietà della famiglia Recipello, la sua costruzione risale al 1722.

   Nel 1714 Padre Recipello portava e donava a Pancalieri le reliquie dei "Corpi Santi"; dono a sua volta di S.S. Clemente XI (Annali Vaticani - Acta 1714-1).

   Fu amico del Beato Sebastiano Valfrè il quale veniva a confessare le monache del Monastero di Pancalieri. Tra le sue opere ricordiamo la fondazione dell'E.C.A.

Teol. Giuseppe Alessandro PAGNONE

   Il Teologo Giuseppe Alessandro Pagnone nacque a Pancalieri nel 1806 e fu Cappellano di S. Maestà.

   Egli seppe unire allo studio delle cose sacre, quello delle lettere, della poesia e della sacra eloquenza. Gli procacciarono fama di valente oratore sacro parecchie orazioni panegiriche, che furono stampate; particolarmente encomiate quelle dei SS. Stefano, Giovenale, Nicola da Tolentino, Carlo e Orsola.

   Dell'erudita sua penna si lessero nella "Gazzetta Piemontese" le necrologie del P. Casimiro Donadio, Parroco di S. Carlo, del Canonico Pino, del Teol. Sineo. A lui siamo debitori di vari importanti articoli bibliografici, che riguardano le seguenti opere: "Recherches sur l'origine des Vaudois" di Mons. Charvaz. Opere di Silvio Pellico; La réligion du coeur; Les Catacombes de Raoul - Rochette.

   Alcuni dei suoi dettati che si leggono nel "Propagatore Religioso" riscossero gli elogi dei dotti. Contengono eleganti poesie del Teol. Pagnone "La Strenna Piemontese" e "Il Raccoglitore" di Milano.

   Morì il 1 aprile del 1876 a Torino all'età di 70 anni.

Lorenzone Tommaso   Andrea

   Nacque a Pancalieri il 13 febbraio dell'anno 1824 da Giovanni Domenico e da Luciano Maria, visse la prima infanzia a Pancalieri, successivamente si trasferì, assieme ai genitori, a Torino dove iniziò gli studi primari. Terminati gli studi, si iscrisse alla"Regia Accademia Albertina delle Belle Arti", dove sotto la direzione e la guida di Giovanni Battista Biscarra e di altri famosi pittori, Tommaso acquisì le varie tecniche pittoriche che successivamente gli furono preziose. Al termine degli studi il Lorenzone si avvia decisamente come soggettista del sacro.

   Gli vengono affidate committenze da parte di Ordini Religiosi, parrocchie, privati e persino dal Re di Sardegna che riconoscono nel suo stile un'esecutore perfetto.

   L'opera che diede maggior fama al nostro concittadino è l'icona centrale della Basilica di Maria Ausiliatrice, (sopra riportata), commissionata nel 1868 da don Bosco che vide nel Lorenzone un'esecutore all'altezza della situazione.

Chissà se Don Bosco venendo a Pancalieri nel 1848 assieme a don Ponte, anch'egli nostro concittadino, non abbia voluto ripagare il paese per l'ospitalità e l'accoglienza fatta verso la sua persona ? (Digitus Dei est !).

Muore il 6 giugno 1902 a Torino, carico di fama e onori, ma sicuramente ripagato da Dio per aver esaltato con la pittura il Sacro, cercando di avvicinare i fedeli alla Divinità.

Don Ignazio Canavera

Nato a Corio Canavese   il 12 febbraio 1813 figlio di Antonio e di Rastler Maria Catterina.

   Avviato al Sacerdozio, fu Prefetto nel Seminario di Chieri. Ebbe fra i suoi alunni S. Giovanni Bosco. Ordinato sacerdote e inviato Vicecurato a Pancalieri, Priore dell'Opera Recipelli, vi profuse i doni di mente e di cuore per ben cinquant’anni.

   Fu Sacerdote di grande dottrina, di buone lettere, di costumi soavissimi. Nella moria del 1854, del 1867, del 1884 apparve miracolo di carità. Quando scoppiò il colera nel 1854 se ne stava in Corio, sua patria, a passare le ferie presso la sua famiglia.

   Non appena lo seppe troncò ogni indugio e non badando agli incomodi della salute, si ricondusse immediatamente al suo posto, dove appena giunto, diedesi ancor tutto affaticato 

dal viaggio, all'assistenza degli infermi e senza curarsi del pericolo proprio accorreva dove il bisogno lo richiedeva. In questo suo affacendarsi accadde una notte che, tornando egli già 

esausto di forze da un vicino cascinale, si sentì venir meno per modo che non potendo più reggersi in piedi dovette, come sfinito, lasciarsi cadere sopra un mucchio di ghiaia, e quivi, poiché ebbe preso alcun poco di riposo e ristorata alquanto l’estrema debolezza del corpo ch’egli soleva chiamare giumento, potè ripigliarsi e ritornare alla parrocchia.

Per combattere il pregiudizio particolare che le pozioni prescritte dai medici fossero causa che il terribile male si propagasse, e per dar animo all'inferno ad ingoiarle, le assaggiava degli stesso pel primo, quantunque fossero disgustose.

   Si racconta che un giorno Don Canavera s’incontrò per via con un bambino che piangeva per aver rotto la bottiglia con cui andava a comperare, non ricordo più se il latte o l’olio; egli raccolse i cocci della bottiglia rotta, li rimise insieme e la consegnò intatta al bambino. Camminava con gli occhi bassi, confessava cogli occhi chiusi, tutti lo ritenevano un santo, era il confessore specialmente degli uomini.

   "Oh Don Canavera!" esclamarono alcune donne anziane interpellate dal Can. Vaudagnotti – c’è da consolarsi al solo pensarci! . . I malati? Sapeva trasportarli in paradiso prima che morissero! . . Tutti poi volevano andare da lui a confessarsi.    Sapeva fare raccomandazioni che ottenevano dritto dritto il loro effetto. L’autorevolezza del suo carattere sacro e dell’età veneranda si raddolciva nella giocondità dello scherzo che gli fioriva sulle labbra. Se talvolta lo sorprendeva un moto d’impazienza subito si ripigliava". Egli era stretto in intima amicizia col maestro comunale Don Cesare Belmondo e col piissimo Mons. Sebastiano Gaido. Si addormentò nel Signore l’11 dicembre 1888 in età di 75 anni e 10 mesi. I Pancalieresi d’ogni ordine lo accompagnarono alla sepoltura piangendolo come Padre, invocandolo come Santo (Sepolto nel cimitero il giorno 13-12-1888).

   Sul sepolcro un’iscrizione di Vincenzo Lanfranchi ne ricorda le doti e le benemerenze. Presso il suo confessionale è stato eretto un busto di marmo con la seguente epigrafe del Lanfranchi. (Note: 1) Can. Vaudagnotti: Vita del Can. Boccardo p. 28

2) Testimonianze di Tuninetto Francesca di Pancalieri, che l’ebbe conosciuto.

 

A Don Ignazio Canavera

sacerdote di insigni esempi

noi cittadini di tutte le classi sociali

l’anno 1891

questo ricordo marmoreo

riproducente le sue fisiche sembianze

abbiamo eretto qui

presso il tribunale di penitenza

dove terse le lagrime di tanti infelici

e tanti erranti ritornò alla via del bene.

Era nato a Corio Canavese

il 12 febbraio 1813

prestò al Pievano l’opera sua indefessa

per 50 anni e otto mesi

si addormentò nella pace dei giusti

il 10 Dicembre 1888.

 (Traduzione dell'epigrafe di V. LANFRANCHI, posta vicino al confessionale).

Gian Maria BERTINI

   Nacque a Pancalieri nell'anno 1811, filosofo, fu il personaggio più famoso della famiglia Bertini.

Gian Maria fu il più grande ingegno uscito dalle scuole di Carmagnola. Suo padre si chiamava Giovanni Battista e la madre Rosa Ruscazio, entrambi nati in Pancalieri e di famiglia benestante. E' probabile che questi Bertini fossero imparentati con quelli di Carmagnola; comunque Giambattista trasferì la famiglia in Carmagnola e quivi Gian Maria frequentò le scuole elementari ed il liceo. Laureatosi in lettere a Torino nel 1839, l'anno successivo venne mandato dal Magistrato della Riforma ad insegnare rettorica a Carmagnola.

   Nel maggio del 1846, su invito dello stesso magistrato, si presentò all'esame ed ottenne la "aggregazione" (equivalente alla libera docenza) alla facoltà di lettere e filosofia, presentando due tesi (una sui misteri elusini e l'altra sul "Gorgia" di Platone) che - scrive un autore dell'epoca - furono un avvenimento per quei tempi.

   Nello stesso anno fu destinato a sostituire il Rayneri nel liceo di Carmagnola. Nel 1847 fu chiamato ad inaugurare la cattedra di storia della filosofia, istituitasi in quell'anno all'Università di Torino. La nomina a tale catedra venne salutata con plauso generale ed il Gioberti scrisse che essa "onorava meno chi ne era oggetto che chi la faceva".

   Il Bertini resse tale cattedra per tutta la vita e, temporaneamente nel 1848, anche quella di filosofia teoretica nella stessa Università; fu collaboratore assiduo della "Rivista filologica" e de "La filosofia nelle scuole italiane"; fu membro del Consiglio Superiore della pubblica istruzione, membro dell'Accademia delle Scienze; partecipò col suo maestro a tutte le riforme successive in quel periodo di tempo in Piemonte; fu anche, sebbene per breve tempo (23 gennaio - 16 luglio 1849) rappresentante di Carmagnola al Parlamento Subalpino.

   Il continuo studio e la costante ricerca indebolirono la sua già debole e mal ferma salute sì che egli incominciò a perdere, quasi interamente, la vista e poi a poco a poco le forze, che lo abbandonarono completamente il 13 ottobre 1876, a soli 58 anni.

   Fin da quando era studente si distinse all'Università come uno dei più colti ed intelligenti studiosi di filosofia, tanto che il Berti scrisse che "i coetanei guardarono ben presto a lui come a loro maestro".

   Fu uno dei più assidui frequentatori dei corsi del professor Ornato, e ne assorbì il pensiero filosofico e lo slancio patriottico. Sotto il suo sprone, imparò il tedesco e l'inglese così approfonditamente che "riusciva a leggere tali lingue correntemente senza aiuto dei dizionari, cosa rarissima per quei tempi".

   Ma l'attività principe della sua vita fu la ricerca filosofica speculativa e molte sue idee e concetti vennero espressi ora in articoli ora in saggi, fra cui si possono ricordare la "Nuova interpretazione delle idee platoniche" (1876), "Idee d'una filosofia della vita" (1850); pubblicò poi opere diverse su argomenti religiosi e sui rapporti fra Stato e Chiesa e numerosi trattati sull'istruzione, primaria e secondaria, e sulle necessarie riforme.

   Di lui autori contemporanei dissero che "effettuò in sè la più bella immagine del filosofo che Platone ci abbia descritto nei suoi immortali dialoghi" (Capello) e che "fu uno degli ingegni più vigorosi ed una delle anime più belle e nobili che il Piemonte abbia dato all'Italia nel secolo XIX" (Cantoni).

   Carmagnola, che lo aveva già eletto suo deputato, gli dedicò un busto nel Liceo, opera dello scultore carmagnolese Antonio Tortone; la epigrafe fu dettata dal professor Capello.

   Il filosofo ebbe un fratello, l'avv. Girolamo, riformatore delle scuole carmagnolesi nel biennio 1850-51. L'avvocato Ottavio, figlio di Lodovico Bertini e Barbara Viglione, fu pretore in Carmagnola nel 1909.

   I Bertini consegnarono la loro arma nel 1687: "d'azzurro alla banda d'oro profilata d'argento ed accompagnata da tre stelle d'oro per parte"; cimiero: l'aquila posata; motto: TURPIA SPERNIT. Tale arma si vede ancora scolpita in un banco della Chiesa di Sant'Agostino.

Sema Alessandro

   Nell'anno 1986 è stato celebrato il centenario della fondazione della città di San Francisco (Provincia di Cordoba - Argentina) da parte del nostro concittadino Pancalierese Alessandro SEMA. Nacque a Pancalieri il 23 giugno dell'anno 1839 da Giovanni Antonio SEMA e da Lucia RIBOTTA, sesto tra fratelli e sorelle nella casa sita in Contrada Bassa (ora Vicolo Basso). All'età di vent'anni venne arruolato nell'esercito italiano (6 novembre 1860) nel 6° ARTIGLIERIA di Campagna, col numero di matricola 4311.

   Congedato si sposa nel marzo del 1865 a Vigone con BERTA Laura.  Rimase vedovo e si risposò nel 1878 il giorno 12 maggio con Eleonora CHIANALINO di Scalenghe, di  25 anni di professione contadina.  Presumibilmente verso l'anno 1885, emigrò verso l'ARGENTINA.  Prima nella Colonia di S. AUGUSTIN, poi si spostò verso San Francisco dove nel 1886 fondò la Città. Morì nel 1903 a San Franciso, Argentina.

 

 

a cura di Stefano Acerbi