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Scuola Tipografica dell’Oratorio
RIVA presso CHIERI - Torino 1948
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P r e m e s s a |
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BIBLIOGRAFIA |
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Archivio
Arcivescovile di Torino
Comunale di Pancalieri Camerale di Stato, Torino Parrocchiale di Pancalieri Marchesa Della Valle di Pomaro, Torino AUDRITO, CAUSIDICO: Cronaca di Virle, Torino. 1866 Tip.Faletti BERNOCCO GINO, Storia Vezza d’Alba BOCCARDO Can. GIOVANNI, Discorso letto all’asilo 23-7-1885. CERVA Can. GIOV. BATTISTA, Storia di Casalgrasso CAFFARO Can. PIETRO, Storia della Chiesa Pinerolese CARRUTI DOMENICO, storia di Pinerolo CASALIS, Dizionario Storico Geograf. Antichi Stati Sardi CHIUSO Can. TOMMASO, Storia Chiesa in Piemonte CUNIBERTI Sac. NICOLAO, Storie di Lombriasco, Revigliasco e Brandizzo. BERLENDA Dott. LUIGI, Relazione del colera a Pancalieri DELLA CHIESA Mons. FRANC. AGOSTINO, Corona Reale GABOTTO FERDINANDO, Cartario di Pinerolo. Carte inedite del Pinerolese; Inventario; Regestum Archivio Municipale di Moncalieri; L’età del Conte Verde; Regesta dei Marchesi di Saluzzo (S. S. S.) GUASCO FRANCESCO, Dizionario Feudale (S. S. S.) GROSSI AMEDEO, Corografia Città e Provincia di Pinerolo (Stamp. nel 1800) MATTALIA Mons. PASQUALE, Storia di Vigone MONTU’ GIOV. BATTISTA, Memorie Contagio in Piemonte (1630-31) MANNO ANTONIO, Bibliografia di Paesi Sardi OSCAR PIO, Storia Dinastia Sabauda PROMIS DOMENICO, Cronaca di Gian Bernardo Miolo in Miscellana Storica Italiana ROVERE DOMENICO, Il Piemonte: Pancalieri, Ms. In. Arch. Di Stato XLII TESAURO, Storia Comp. Di S. Paolo; Ruolo dei Cavalieri Gerosolimitani VAUDAGNOTTI Can. Attilio, Vite dei Canonici Giovanni e Luigi Boccardo MICHELE PELLEGRINO, Vita del B. Ancina, Vita del Ven. Ascanio dei Marchesi di Ceva. BROSSA Baldassarre, l’antica Parrocchia territoriale di Bra Vita del B. Sebastiano Valfrè (Stamp. Vimercati Torino 1748).
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IL LUOGO |
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Pancalieri è un grande centro agricolo di 2171 abitanti, a m. 243.85 sul livello del mare, che giace in perfetta pianura alquanto inclinata verso il Po, distante Km 31 da Torino. Di giornate 4312,37, il suo territorio fertilissimo è coltivato a menta (di cui è il centro principale, grano, meliga, fieno e canapa. Quest’ultima vi cresce robusta, tanto che con un antico contratto, Pancalieri si obbligava a fornire al Governo Sabaudo del cordame per le navi ed i marinai chiamavano senz’altro "Pancalere" sartìe fatte con essa. Le medesime coltivazioni si hanno a Castel Rainero, il cui territorio pure fertilissimo misura 428 giornate, mentre il vicino Borgonuovo ne misura appena 100. Le due borgate fanno ora parte del comune di Pancalieri, mentre in antico Castel Rainero era un feudo indipendente e Borgonuovo appartenne or a Pancalieri e or a Castel Rainero. |
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IL NOME |
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Il nome di Pancalieri chi lo fa derivare dalla famiglia dei Caleri che avrebbero avuto dominio su questo luogo; chi dalla leggenda di un bimbo affamato che non potendo arrivare al graticcio del pane troppo in alto avrebbe detto in dialetto piemontese: Pan calè (Pane discendete), da cui Pancalè, Pancalieri; ma l’opinione più probabile è quella che lo fa derivare dalla configurazione del luogo, che è un piano calante verso il Po, da cui Piano Calerio, cioè piano che cala, come Moncalieri vorrebbe significare monte che cala. Il nome primitivo era Pancherade, Pancarae; poi Pancalarium, Pancalieri. Castel Rainero invece opino che derivi senza alcun dubbio dal castello di un certo Rainero, signore del luogo, e probabilmente uno dei Romagnano.
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VICENDE STORICHE |
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VAGENNI, GALLI e ROMANI |
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Allorchè il Piemonte non era che boscaglia e palude, ove risuonava frequentemente il ruggito dell’orso, questi luoghi venivano invasi dai Liguri-Vagenni che ne furono i primi abitanti, e poi dai Galli che vi avrebbero fabbricati i primi forti o castelli; subirono l’influenza di Roma, poiché nell’agro Pancalierese si trovano antiche armature Romane e monete coll’effige di Diocleziano, Gallieno, Aureliano, Antonino e Valeriano Imperatori. In Pancalieri una via è ancora detta Romana e una regione chiamata "Justitie" (luogo dove forse si amministrava la giustizia. (Casalis, Stroffarello, Mattalia, op. cit.) |
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I LONGOBARDI |
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Dopo l’invasione dei Galli avvenuta circa il 589 a.C.; dopo l'evangelizzazione cristiana che dovette avvenire assai presto, data l’importanza e romanità di questi luoghi, per opera forse dei SS. Calimero, Dalmazzo, Siro, Eusebio e Martino di Tours o loro seguaci; noi dobbiamo portarci all’invasione dei Longobardi avvenuta nel 568 dopoCristo, provenienti dalla Germania e guidati da Alboino loro Re. Alcuni furono uccisi dagli invasori, altri fuggirono; pochi rimasero a coltivare i terreni, che ritornarono in breve a rivestirsi di boscaglie, paludi, rigagnoli, gerbidi e pascoli. CURTIS DE PANCALERE Si chiamò così il villaggio di Pancalieri sotto i Longobardi. La corte era una cittadella fortificata con Castello mura bastioni e fossati, dove abitavano i Signori vassalli e costituiva con la Pieve sorta pure in questi tempi, il centro delle case (fatte allora di terra, assicelle, rami, tronchi e paglia) dei coloni e villici da loro dipendenti. In una carta di Federico Imperatore del 1159 in favore del Vescovo di Torino è pure nominato un monticello: "Curtem de pancalere cum plebe et toto monte" (Gabotto e Barberis: Carte arch. Arciv. Torino Doc. XXIV pag. 21). |
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CARLO MAGNO |
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I Longobardi furono vinti da Carlo Magno che nel 772, superate le Chiuse, venne in Italia coi suoi Franchi, atterrò la potestà dei Duchi e divise il Piemonte in cinque contee che assegnò ai più fedeli dei suoi compagni. Pancalieri rimase compreso nella contea di Torino, compresa in quella di Susa, che si estendeva da Sestrières e Moncenisio fino a Curte Dulfia ossia Brandizzo. |
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FEDERICO BARBAROSSA |
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Nella guerra fra Federico Imperatore di Germania, detto Barbarossa, e le città lombarde Umberto III di Savoia si schierò dalla parte dei liberi Comuni. Federico Barbarossa tolse allora a Umberto la sovranità e i diritti sulla contea di Torino, per darli a Carlo Vescovo di Torino che teneva per lui. Umberto di Savoia dichiarò guerra al Vescovo di Torino e al Marchese di Saluzzo. Le due armate si incontrarono così nel 1173 presso il castello di Pancalieri e la cascina Ruscalla. La battaglia fu dura e sanguinosa: Tommaso I di Savoia successo a Umberto, ottenne, per mezzo di Bonifacio di Monferrato suo Zio, la liberazione del bando imperiale che aveva colpito suo padre nel 1188.Ma Arduino Vescovo di Torino oppose a Tommaso i privilegi concessigli dal Barbarossa. Si venne ancora alle armi; Arduino fu vinto, fatto prigioniero, e perdette la Signoria su Torino, Pancalieri e altri paesi. |
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L’ASSEDIO di PANCALIERI |
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Giacomo di Acaia, signore del Piemonte in lotta col Marchese di Saluzzo, nel 1364 venne personalmente a mettere assedio a Pancalieri con due troie e tre trabucchi e chiese grandi rinforzi di uomini per erigere dinanzi al castello una bastia e scavare un fosso largo venti piedi e profondo un tiro di trabucco, per questo lavoro si richiedevano 60 uomini ogni dodici tiri di trabucco in lunghezza. Baldassarre di Galbiate, ambasciatore di Barnabò Visconti di Milano, Bonifacio della Motta, rappresentante di Amedeo VI di Savoia detto il Conte Verde, vennero in Piemonte per stipulare con Giacomo d’Acaia una tregua di otto mesi. Vi riuscirono il 14 aprile alle seguenti condizioni; 1) Che nessuno offendesse le terre e persone del Marchese di Saluzzo e suoi aderenti; 2) che nessuno entrasse in Pancalieri, Polonghera, Villa e Lagnasco; 3) che nessuno potesse dimorare in questi luoghi con o senza mercanzie; 4) che solo i Romagnano potessero circolare liberamente nel territorio di Pancalieri e Castel Rainero; 5) che nessun uomo e signore dei suddetti quattro paesi potesse fermarsi a far mercato nelle terre degli Acaia e i suoi aderenti; 6) che tutti quelli del Marchesato di Saluzzo potessero venire nei paesi degli Acaia, ad eccezione dei quattro suddetti. Dalla parte del Marchese di Saluzzo erano: Manfredo, Teodoro, e Galeazzo di Savoia; Federico, Priore di Murello, i signori Faletti e Provana, l’abbate di S. Costanzo di Dronero coi loro uomini. Alleati del Principe di Acaia erano: il Siniscalco e la terra Regia; i Vescovi di Asti, Alba e Torino con le loro terre, sudditi e vassalli; il Prevosto e la villa di Lombriasco. Passati gli otto mesi Giacomo d’Acaia riprese l’assedio e nel 1365 a capo del suo esercito annunzia al Castellano, esercito, Consiglio, Giudici e savi di Moncalieri che si trovava dinanzi a Pancalieri con due troie e tre trabucchi per espugnare quel luogo. Li sollecitava quindi ad inviare rinforzi e ordinava di far venire tutti gli uomini rimasti a casa, sotto pena di venticinque fiorini a testa, per poter circondare col suo esercito Pancalieri in modo che non potesse più uscire persona viva. Ordinava pure di portare delle pietre al suo esercito, volendo erigere la bastia dinanzi al castello di Pancalieri; i lavoratori coi necessari strumenti dovevano trovarsi per l’indomani sul luogo. (Gabotto Somm. Arch. Com. Monc. E Misc. It. Vol. V Sez. III). |
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I VISCONTI di MILANO |
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Coll’amicizia dei Marchesi di Monferrato e di Saluzzo in lotta con Giacomo di Acaia, avevano occupato alcune terre del Piemonte fra cui; Lombriasco, Cavallermaggiore, Levaldigi ecc. e avevano conseguito la superiorità sui luoghi di Pancalieri e Polonghera. L’undici aprile 1379 Barnabò Visconti faceva donazione di detta superiorità sui luoghi di Pancalieri e Polonghera al Conte Amedeo di Savoia, ordinando ai feudatari di detti luoghi di riconoscere il Conte e prestare a lui quella fedeltà che erano tenuti a prestare ai Visconti di Milano. Nel 1448 Francesco Sforza, Signore di Milano, ricevette Guglielmo di Monferrato e promise di dargli molte terre e aiutarlo nella conquista di altre fra cui i feudi dei Provana con Pancalieri e Polonghera. |
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OCCUPAZIONE degli ACAIA |
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Fra Antonio Provana Cavaliere di Rodi e suo cugino, signori di Pancalieri, rimasero fedeli a Tommaso di Saluzzo nelle differenze che questi ebbe con Lodovico d’Acaia. Anzi ricorsero al signore di Milano perché mandasse a loro aiuti in danno del Principe di Acaia. Lodovico si sdegnò aspramente per questo e spedì nel 1409 contro i due Provana buon nerbo di truppe sotto la scorta di Boccicaldo Generale dei Francesi, che l’anno prima si era alleato con lui. Sconfisse i due Provana e li respinse al di là dei monti. Allora Lodovico Costa di Chieri, coll’esercito del principe Ludovico, venne ad occupare il Castello di Pancalieri. Pancalieri si arrese nel 1410. La resa diede argomento ad una poesia in dialetto, che si conserva manoscritta negli Archivi di Torino e venne stampata da Datta nella Storia degli Acaia e riprodotta dal Vallauri nella Storia della poesia in Piemonte: |
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Que tuyt temps era fronter E de tute mal ne stay fontana Per mantenir la baussana, E al pays de peamont trater darmage E li seignour de chel castel naven lo curage, Ora le bon princi de la Morea Luys E li a descazà e honorevolment conquys Que ogla so ost ferma E tut entorn environa De gent dapè e de gent d’arme Un’erent trey conglant e quattre bombarde. Ma per la vertuy de Madona Luysa Chel castel a cambia devisa Se che l’an mille CCCCXIII hore Lo mercol a dy vint nof de ottoure Chil de castel se sont rendù E a la mercy del dit Princi se son metà Que gli a dintre sue gent manda E la sua bandiera su lo castel an an butà, La qual na la banda brocca traversa En criant aute vox mica lo princi e part versa Al qual Dieu per la sua bontà Longament dea vittoria e bona santà. (Casalis, op. cit.) |
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Ludovico d’Acaia conquistato Pancalieri, con atto del 1411 lo dona a Filippo suo figlio naturale insieme con Osasio e Castel Rainero e il 14 febbraio 1416 lo donò ad un altro figlio naturale di nome Ludovico. L'investitura avviene nel castello di Pinerolo alla presenza di Manfredo Marchese di Saluzzo, Pietro Beggiamo, Francesco Devalderario e il Tesoriere Ludovico Costa (Casalis, op. cit.). |
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Gli STATUTI di PANCALIERI |
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Furono pubblicati e posti in osservanza il 31 agosto 1433. Incominciavano così: "Stabilita fuerunt, et sunt pro comune, hominibus et universitate loci Pancalerii, ad gloriam Sancti Nicolai patroni et protectoris Pancalerii, ad statum et exaltatione Illustrissimi Principis et Excellentissimi Ducis Sabaudiae, et pro Domino Ludovico de Acaja, Domino Racconixii, Caburri et Pancalerii. (Furono stabiliti e sono per il comune, uomini e per tutto il luogo di Pancalieri, a gloria del patrono S. Nicolao, protettore di Pancalieri, per lo stato ed esaltazione dell’illustrissimo ed eccellentissimo Duca di Savoia e per il Sig. Ludovico d’Acaia, signore di Racconigi, Cavour e Pancalieri). Erano scritti tutti in latino e trattavano: Anche le feste da celebrarsi solennemente in Pancalieri oltre quelle consuete della Chiesa. La festa più solenne che si celebrava era quella di S. Nicolao. Chi non le osservava era soggetto a multe. Così pure venivano multati chi bestemmiava il Signore, la Madonna e i Santi. Altri articoli riguardavano altre mancanze di furto, violenza ecc. In breve gli Statuti avevano regole per il buon governo e funzionamento di un paese cristiano per bene. |
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SACCHEGGIO e BARBARIE Nel 1486 Claudio di Savoia, Signore di Racconigi, Pancalieri, Cavour, Osasio e Castel Rainero, si collegò col Marchese Ludovico di Saluzzo per marciare contro il Duca Carlo di Savoia e invadere il Piemonte. Claudio aveva già occupato Sommariva e Fortepasso, quando il Duca di Savoia per vendicarsi gli piomba addosso con un esercito di 25.000 uomini. Occupa Pancalieri, prima piazza di Claudio e la fa saccheggiare barbaramente dalle sue truppe: in men che si dica le case furono preda delle fiamme, la gente in preda alla disperazione e al terrore; i soldati del Marchese di Saluzzo che presidiavano Pancalieri vennero tutti impiccati alle porte del villaggio, e al comandante Manfredo di Beinasco fu tagliata la testa e portata in trionfo come trofeo di vittoria.
I FRANCESI La guerra tra Francesco I di Francia e Carlo V imperatore per la successione del Monferrato, che secondo antichi patti spettava al Duca di Savoia, si svolse quasi tutta in Piemonte. L’11 Febbraio 1586 l’esercito di Francesco I occupò la Savoia, Pancalieri e le altre terre del Piemonte. Il Duca Carlo III, da Vercelli dove era fuggito, scrisse per aiuti a molti amici. Gli Sforza di Milano mandarono a lui 2000 uomini, quelli di Berna e di Friburgo 2000 Svizzeri, il Conte di Gruere e quel di Oronte suo fratello 1200 soldati, Amedeo di Valperga 50 uomini d’armi e quei di Vercelli 100. Con queste forze il Duca di Savoia riconquista nel 1536 Pancalieri ed altre terre, che però ricadono ben presto in mano al nemico. Il Conte di Pancalieri Ludovico di Savoia fu lasciato a Torino a capo del presidio, ma di lì fuggì il 25 marzo 1537 e si rifugiò con la famiglia e alcune squadre imperiali a Vercelli. Il misero Piemonte rimane occupato dai Francesi e parte dagli Imperiali che vi rimasero per lungo tempo guerreggiandosi fra loro. Nel 1543 Pirro Colonna cittadino Romano comandante le truppe imperiali, Cesare Napoletano e Carlo Gonzaga prefetto dei Cavalieri, si fermarono a Vigone. Attaccata battaglia, i Francesi occuparono Pancalieri Piobesi e Virle coi loro castelli e si aggirarono per parecchi mesi coi loro eserciti in Pancalieri, Vigone, Carignano, La Loggia, Cercenasco, Carmagnola ecc. finchè nella celebre battaglia di Ceresole i Francesi vinsero gli imperiali e riconquistarono Pancalieri e le terre perdute. La battaglia di Ceresole ebbe luogo il 14 aprile 1544 e i Francesi erano comandati dal Duca d’Enghien. Col trattato di Crespy a ciascuno fu restituito il suo.
Il SIGNORE di PANCALIERI IMPRIGIONATO Nel 1551 furiosamente si riaccese la guerra fra Enrico II di Francia, successo a Francesco I e Carlo V di Germania. I Francesi erano comandati dal Maresciallo Brissac, i Tedeschi e gli Spagnoli da Ferrante Gonzaga. Il 23 Maggio 1554 verso mezzogiorno il Signore di Pancalieri e di Racconigi, Filippo di Savoia, venne preso fra Pancalieri e Vigone, e con Basilio Greco, ex Abate di Caramagna e Gregorio Marchisio di Vigone, venne condotto prigioniero nella fortezza di Volpiano, tenuta dagli Spagnoli. (Miolo). Il ducato di Savoia poteva dirsi distrutto; le sue sparse membra erano occupate di qua dell’Alpi da Spagnoli e Francesi, di là da Francesi e Svizzeri. (Oscar Pio). Durante queste guerre le truppe Piemontesi erano accampate a Pancalieri: in questo tempo fu derivato un canale dalle acque del rivo Angiale, che porta ancora il nome di bealera di Savoia, e serve ora a irrigare i prati.
ORDINATI della COMUNITA’ Restaurato il ducato Sabaudo da Emanuele Filiberto, il successore Carlo Emanuele di Savoia, riprese la guerra contro Enrico IV di Francia alleato coi Tedeschi. Nel 1592 Lesdiguierès generale Francese, assalì fieramente il Piemonte, occupando Bricherasio e Cavour. La lotta durò nelle nostre terre fino al trattato di Vervins, nel 1598. Intanto il comune per salvaguardare Pancalieri ordinava: il 14 giugno 1594 di far barricare nelle strade e fortificare il castello e preparare gli archibugi; stante i pericoli di guerra, per difendersi dalle scorrerie dei Francesi, si deputavano 12 abili guardie in difesa del castello. Il 28 dello stesso anno il consiglio comunale ordina di incaricare un provveditore della biada,fieno, pane, vino e altre cose necessarie al mantenimento della compagnia di guardia del castello di None. Il 10 gennaio 1595 vengono scelti 50 soldati in ordine di guerra per difendere la porta della Comunità: i soldati son tutti nominati nel verbale. Il 16 dello stesso mese altri 50 vengono scelti per difendere i forti di Vigone e Macello. Nel 1598, il 13 dicembre, il consiglio comunale proibisce seriamente di uscire di notte dal paese, eccetto che per certi motivi . . . . . e ordina che tutti devono passare per entrare e uscire per i "quadri" (cioè porte) del paese;di suonare ogni sera la ritirata a un’ora e mezza di notte con "cinquanta botti" di campana. Chi non fosse entrato o uscito da Pancalieri per le porte stabilite o altri luoghi dopo il suddetto coprifuoco, incorreva nelle pene stabilite. I quadri o porte stabilite per entrare o uscire da Pancalieri erano: la porta di S. Rocco della Pieve, della Ressia e altre. Ad ogni porta vi era una guardia di giorno e di notte; due altre guardie "campari" (campestri) dovevano vigilare giorno e notte per l’osservanza di tali ordini. Dell’8 dicembre dello stesso anno si ha una lettera della Marchesa di Racconigi che domanda al comune di Pancalieri qualche cosa di elemosina essendo tempo di contagione. La comunità di Pancalieri manda "due carrate" (carri carichi) di grano bello" per amor di Dio e le imbarca sul Po. Per ordine del cancelliere magistrato della pubblica carità, manda pure quaranta sacchi di grano, al Valentino di Torino da pagarsi sei mesi dopo cessato il contagio.Il 7 gennaio 1599 il duca di Savoia ordina al Comune di Pancalieri di prendere delle barche a Moncalieri per condurre sul Po un dato numero di quintali di grano per suo conto. (Queste notizie sono state raccolte dal Pievano Giovanni Boccardo).
LA PESTE Morto l’ultimo dei Gonzaga Marchesi di Mantova e Monferrato, risorse la guerra per la successione di Monferrato. I Francesi che sostenevano il Duca di Nevers contro i Savoia, nel marzo del 1629 occupavano Susa e il 28 luglio Vigone, Pancalieri, Lombriasco e altre terre portando la peste e la carestia. Il vino ascese a cinquantasette lire la brenta e il grano a cinquantasette lire l’emina. (Miolo: Cronaca). La peste aveva già desolato il Piemonte nel 1598 e 99, ma nel 1630 fu tanto crudele che "molte persone mentre camminavano e discorrevano cadevano morte come percosse dal fulmine, altre avevano tempo di chiedere una seia e subito morivano senza alcun segno esterno del morbo; altre erano gravate di carboni, bubboni, tacche e patecchie" (Bernocco, op. cit.). Per paura di incontrare la peste si dava da bere agli appestati con una lunga pertica munita di un recipiente in punta. (Audrito, op. cit.). Gli appestati giacevano abbandonati qua e là nelle case, per le vie e nei boschi. I cadaveri insepolti e in vari luoghi ammontichiati esalavano esiziali fetori. (Bernocco op. cit.). Dai libri comunali di Pancalieri risulta che la peste ebbe ivi origine dai Tedeschi quivi stanziati circa il 21 maggio 1630. Il morbo fu tanto crudele che pochi restarono vivi. Dai manoscritti dei Cappuccini si legge: "Il povero Pancalieri è distrutto dalla guerra e ormai dalla peste, essendo morti prima quei della plebe e ora quasi tutti i principali". I sindaci di Pancalieri con una lettera del 12 novembre 1630 domandarono aiuto al provinciale dei cappuccini deplorando la miseria di questi abitanti che da quattro mesi sono restati senza Messa e senza confessioni. In altro luogo si legge: "Pancalieri è all’estremo" (Casalis – Montù, arch. Conv. Capp. Madonna di Campagna Torino Pag. 20 e 21, 56. 65). Morirono di peste il Pievano D. Graziolo, tutti i sacerdoti e Cappuccini. Dai registri Parrocchiali risulta che i morti furono: 15 in aprile 40 in maggio, 52 in giugno, 42 nella prima metà di luglio. L’ultimo battesimo è registrato il 9 aprile 1630; l’ultimo matrimonio assistito da D. Graziolo l’11 febbraio 1630; se ne ha poi un altro il 30 novembre 1630 assistito dal pievano Putens. Vi è poi nei registri una lacuna fino all'’11 Agosto 1631. (Arch. Parr).
PANCALIERI OCCUPATA dai FRANCESI L’armata dei Francesi si tratteneva a Pinerolo, quella dei Savoia era fortificata in Pancalieri, il 20 agosto 1630 il duca Vittorio Amedeo si oppone al passaggio dei Francesi al ponte di Carignano. Distrutto il ponte, le due armate si trovano separate dal fiume. Quella dei Francesi si ritira in Pancalieri e Virle (presso la cascina S. Paolo), in attesa dell’arrivo delle truppe condotte dal maresciallo Descomberg. In questa occasione i Francesi dopo aver occupato Pancalieri incendiarono il forte Castello che sorgeva a mezzodì e di esso non lasciarono più che rovine (Audrito, op. cit.).
SACCHEGGIO e DEVASTAZIONE Nel 1690 scoppia la guerra per la successione di Spagna. Pinerolo cade nelle mani di Luigi XIV che spadroneggia in Piemonte. Perduta la battaglia presso Staffarda da Vittorio Amedeo di Savoia, l’armata Francese si rovescia su Villafranca, Pancalieri, Lombriasco ecc. portando il terrore e la devastazione. Castel Rainero vien dato alle fiamme e distrutto. "Se le furie infernali, scrive il Bolla, fossero uscite dagli abissi colle fiaccole a incendiare il paese, non vi avrebbero fatto più guasto che i soldati del generale Catinat. Fumavano le terre raccolte, fumavano i casolari sparsi . . . e chi non era presto ad obbedire pagava la resistenza col sangue." Vittorio Amedeo riprende la guerra contro i Francesi nel 1703. Dopo varie peripezie, col sacrificio eroico di Pietro Micca, riporta una strepitosa vittoria sulla Francia nel 1706. Fallito il tentativo di prendere Torino, l’armata Francese si riversa sulle nostre terre ed a Brillante dove si ferma dal giugno a luglio fa scorrerie e devastazioni sui territori di Lombriasco, Castel Rainero, Pancalieri e fino a Casalgrasso, ma senza oltrepassare il Po, distruggendo e rubando grani, fieni, canape e marsachi. (Cuniberti, Storia di Lombriasco). L’armata Francese era capitanata dal generale La Feuillade.
IL COLERA Nel 1854 infierì in Pancalieri il "cholera morbus" menando considerevole strage. Si ripetè dal luglio al settembre 1884 mietendo una cinquantina di persone. Al lazzaretto di Pancalieri si distinsero nell'assistenza ai colerosi le Suore Giuseppine e i Sacerdoti della Parrocchia. I colpiti furono 62, fra cui il nonno di chi scrive Tuninetti Nicolao fu Antonio. (Dott. Berlenda, op. cit.)
IL CASTELLO Era situato a mezzogiorno del paese nel campo adiacente alla distilleria Charles, detto appunto "campo del castello". Quivi furono trovati e si trovano tuttora mattoni e materiali di costruzioni antichissime. I Galli valicate "invias alpes" (le inaccessibili Alpi) e invaso il Piemonte nel 580, si vuole da alcuni storici che fra i primi forti o castelli, abbiano fabbricato pure quello di Pancalieri. Penso che non sia da escludere senz’altro questa asserzione perché le murature romane verificate potrebbero aver sostituite, o fortificate quelle dei Galli. Nella demolizione del Castello si sarebbe trovato una moneta dell’Imperatore Commodo, che regnò dal 180 al 192 dopo Cristo; altre monete degli Imperatori Diocleziano, Gallieno, Aureliano, Antonino e Valeriano ritrovate nel territorio provano che i Romani ebbero molto da fare a Pancalieri e che Pancalieri doveva essere in quei tempi un centro molto importante. Il castello di Pancalieri è nominato nelle carte di Federico Barbarossa in favore dei Romagnano nel 1163. Era molto vasto e di grande importanza, cinto da poderose mura e profondi fossati, Incominciò a decadere nel secolo XII e decadde intieramente nel XIII a causa delle molte guerre che vi si combatterono. Venne ricostruito in seguito e nei secoli XIV, XV e XVI lo troviamo fra i più importanti del Piemonte, munito di torri, bastioni e fossati tanto da poter resistere ai frequenti assalti nemici di cui si è detto nelle pagine antecedenti. Nella camera maggiore di esso il 19 ottobre 1400 riceveva l’investitura Valeriano figlio di Tommaso Marchese di Saluzzo. A causa delle inondazioni, pestilenze e guerre decadde nuovamente, finchè nel 1630 venne incendiato dai Francesi e poco vi rimase. In principio nel 1800 fu demolito completamente e coi mattoni si fabbricò il cosidetto "Ghetto degli Ebrei". Il Pievano D. Cravero ritrovò un quadro del castello che si conserva ora in casa parrocchiale. Nel castello vi era pure la cappella gentilizia; l’icona di quella cappella andò in possesso di un certo Antonio Ponte.
IL CASTEL RAINERO La sua costruzione, se non è anteriore, risale almeno al secolo XI, perché nel 1163 Federico Barbarossa lo conferma a favore di Guido e fratelli Romagnano. Era Castel Rainero un feudo rustico e indipendente, munito di torri e recinto. Anche qui avvennero sanguinosi scontri e combattimenti, nel 1163 e 1165; così pure nelle continue guerre successe prima del 1409 contro Osasio e Castel Rainero muniti di rocche. Trovandosi poi Castel Rainero e Osasio assai decaduti per le continue guerre, furono riuniti alla giurisdizione di Pancalieri, dalla quale furono di bel nuovo separati appena poterono risorgere a migliori condizioni. Nella regione Podi, propriamente riconosciuta dalla storia col nome di Podio di Castel Rainero, detta ora altura dei Podi, oltre la bealera della Viassa, alcuni frantumi di antichi mattoni e vecchie armi e vari altri vetusti arnesi, come ancora ossa di cadaveri che di tempo in tempo si rinvennero, inducono a credere che in questo luogo fosse stanziata della truppa e siano venuti fatti d’armi negli anni 1165 1410 e 1486 in cui successero diversi combattimenti contro Pancalieri mossi dal Principe d’Acaia e dal Duca di Savoia. Questo sito sul cammino fra Virle e Castel Rainero, rialzato e sano era infatti adatto al bivacco delle truppe, mentre dalla parte di Castel Rainero e Pancalieri le terre erano paludose e non adatte allo stanziamento di truppe. Castel Rainero venne preso dai Francesi sul finire del secolo XVII, dato alle fiamme e distrutto. L’attuale castello, ora in decadenza e disabitato, venne costruito all’inizio del secolo XVIII, da Antonio Turinetto di Priero e la costruzione venne a costare £. 10.000. Il valore del feudo di 428 giornate era di 79.000 lire. Verso la fine del secolo scorso si ricostruì il muro a notte della scuderia e cucina del castello. Nel suo antico recinto si vedono ancora la ghiacciaia, la peschiera e qualche rudero. Rimane inoltre dell’antico Castel Rainero la casa Vallero, che era forse l’abitazione di qualche nobile Consignore del luogo. Si scoprono talora nei campi vicini rottami e fondamenta di antiche costruzioni distrutte. Vi era pure un’altra cappella, ora scomparsa, dedicata a S. Pietro d’Alcantara, pavimentata, col solaio e i muri imbiancati, ampia e decente, situata sul crocicchio della via Castel Rainero, Lombriasco, Osasio, ora detto "Le Pere". Era di proprietà del conte Brichanteau di Orio, consignore di Castel Rainero. (Audrito, Casalis, Guasco, op. cit. Arch. Marchesa Della Valle Tor. e Arciv. Tor.). |
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Feudatari |
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I
MARCHESI di SUSA
Furono i primi feudatari di Pancalieri e Castel Rainero. Dopo il 950 acquistò grande potenza nelle valli di Susa la famiglia degli Arduini. Uno di essi Arduino il Glabro, stabilì la sua dimora in Avigliana. A lui successe il figlio Manfredo; a questi il figlio Olderico Manfredo II che sposò Berta Contessa di Torino, e lasciò i suoi dominii alla figlia Adelaide celebre e pia Marchesa di Susa, la cui sorella Imilla fondò il monastero di S. Pietro di Musinasco presso Pancalieri: (Guasco, Gabotto, Rovere, op. cit.).
I MARCHESI di ROMAGNANO Provenienti da Romagnano nel Novarese possedevano già beni in Pancalieri fin dal secolo X, loro dati da Arduino il Glabro. Nel 1163 ottennero da Federico Barbarossa l’investitura di Pancalieri e altri paesi lungo il Po e la conferma del feudo di Castel Rainero. Olderico Romagnano con la moglie Giulitta nel 1040 donò dei beni in Pancherate e altri al monastero di S. Silano in Romagnano. Succedono nel feudo Manfredo I, poi il di lui figlio Manfredo che col fratello Oliviero e i cugini Guido e Ardizzone donano nel 1153, centosessanta giornate di terra, bosco e gerbido in Pancalieri a Guglielmo, Canonico Prevosto di Cortevecchia. A Manfredo succede il cugino Ardizzone che nel 1163 dona quanto possiede nei ronchi di Pancalieri, l’isola del Po e altri beni alla chiesa di S. Maria in Lombriasco. Succedono Manfredo e Nicolò. Il 6 ottobre 1334 Spagnolio Romagnano vende una quarta parte di Castel Rainero a Giacomo d’Acaia che a sua volta lo rivende il 6 ottobre 1334 a Bartolomeo e Riccardo Provana. I Romagnano avevano per arma una banda d’argento accompagnata da due filetti d’oro in campo azzurro. Manfredo II fu sepolto nella Parrocchia di Lombriasco, dove un’antica epigrafe ne ricorda le virtù e benemerenze. (Gabotto, Guasco, Mons. Della Chiesa, Cuniberti, op. cit).
I VESCOVI di TORINO Umberto III di Savoia perché partigiano dei liberi comuni fu privato nel 1159 dei diritti di sovranità sulla contea di Torino, in cui era compreso Pancalieri, da Federico Barbarossa, che li diede al Vescovo di Torino con un diploma in cui è scritto: "Diamo in diritto e dominio assoluto della chiesa di Torino il Castello di Pancalieri, con la pieve e tutto il monte . . .". Furono quindi signori di Pancalieri i vescovi Carlo I, Villelmo IV, Oberto, Carlo II, Amizo III, Milo Cardano, Arduino di Valperga che nel 1188, sconfitto dai Savoia, perde la signoria. (Arch. Arciv. di Torino).
I MARCHESI di SALUZZO Morta nel 1091 Adelaide di Susa, moglie di Oddone di Savoia, Saluzzo e gran parte dell’eredità di Adelaide passò al nipote Marchese Bonifacio del Vasto figlio di Berta sua sorella. Una parte di Pancalieri venne data dalla madre a Bonifacio del Vasto, che morendo nel 1135 lasciava i dominii in possesso indiviso di sei figli. Uno di questi, Manfredo I fondò il Marchesato di Saluzzo e possedette Pancalieri, in cui gli successero Manfredo II, poi Manfredo III, Tommaso I il di lui primogenito Manfredo IV, signore di Revello, Cervignasco, Scarnafigi, Cavallerleone, Ruffia, Polonghera. Egli sposa Beatrice figlia di Amedeo IV di Savoia e vende il feudo di Pancalieri ai Provana di Carignano. Manfredo IV è sepolto nell’Abbazia di Staffarda. (Enciclopedia, Guasco, Mons. Della Chiesa, Casalis, Gabotto, op. cit.).
I PROVANA Famiglia oriunda di Carignano che si scompone in vari rami: di Leinì, di Bussoleno, del Villar, del Sabbione, di Collegno . . . . Hanno per stemma una vite carica di grappoli. Giunsero a possedere oltre cinquanta feudi fra cui parte di Pancalieri, di cui furono investiti nel 1335 dal Marchese di Saluzzo; Bartolomeo; Riccardo signore pure nel 1360 di Castel Rainero e Osasio e padre del Signore di Leinì, Giovanni nella cui sala maggiore del castello di Pancalieri nel 1400 avvenne l’investitura del Castello di Gerbola a Valeriano figlio naturale di Tommaso di Saluzzo. Ugonotto e Simonino fratelli il 24 maggio 1345 da Giacomo d’Acaia vengono investiti della sesta parte dei luoghi, castelli, giurisdizione, parrocchie, redditi e feudi di Pancalieri, La Motta e Castel Rainero tenuto dal loro fratello Bartolomeo; Tommaso, suo figlio Aicardino il 12 luglio 1375. Ebbero pure il feudo di Castel Rainero, Giacinto Provana, morto nel 1372 e sepolto in S. Chiara di Carignano. Sul suo sepolcro venne retta una statua di marmo in abito di soldato con in capo le corna di caprone con cui incuteva nella zuffa maggior terrore ai nemici. (Arch. St. mazz. 7 n. ., Casalis).
I SAVOIA - RACCONIGI Il
12 agosto 1413 Ludovico d'Acaia infeudò il suo figlio naturale e omonimo
Ludovico, nato a Napoli, dei castelli, luoghi, giurisdizioni, beni,
redditi feudali di Pancalieri, Osasio, Castelrainero, Racconigi,
Migliabruna, per sé e i suoi figli maschi, femmine, legittimi e naturali.
I figli Ludovico e Francesco tennero il feudo in forma consortile. Pacificati
e riottenuti gli antichi domini dopo l'occupazione francese (1536-1559),
Emanuele Filiberto si preoccupò di recuperare anche la fedeltà dei suoi
vassalli. Per questo Claudio il 22 ottobre 1561 dovette giurare
solennemente di non riconoscer altro per sovrano che il duca di Savoia,
revocando il giuramento che avesse eventualmente prestato ad altri. Nel
testamento istituì erede universale il fratello Filippo.
I MARCHESI di LULLINO Il 12 luglio 1616 Carlo Emanuele I vende il feudo a Gaspare di Lullino discendente dagli antichi Conti di Genéve, Cavaliere dell’Annunziata, signore di castelli in Savoia, nella Contea di Borgogna e di Fiandra, consigliere di Stato, Ciambellano, Governatore e Luogotenente Generale del ducato di Aosta e Canavese, Colonnello di tutte le guardie del Duca Carlo Emanuele e di 4.000 svizzeri. Suo figlio Cleriado fu consigliere di Stato, capitano delle Guardie e dei Gentiluomini arcieri, colonnello degli Svizzeri, Governatore del ducato del Chiablese ecc.; suo figlio Alberto Cavaliere dell’Annunziata, morì nel 1662 e il feudo di Pancalieri passò alla sorella Maria, dama di Corte di Madama Reale e moglie di Carlo Francesco Valperga conte di Masino, che rimasta vedova nel 1675 lascia il feudo alla duchessa Giavanna Battista di Savoia: nel 1688 la duchessa lo vende ad Ercole Giuseppe Ludovico Turinetto di Priero.
I TURINETTO di PRIERO Famiglia
nobile e antica di Chieri, furono Marchesi di Priero e Cambiano,
conseguirono i feudi di Cimena, Pertengo, Costanzana, Castel-Vairo,
Berzano, Bonavalle, Castel Rainero; parte di Ostere e S. Severino, varie
signorie negli austriaci dominii; fabbricarono splendidi palazzi in
Torino e altrove e ricostruirono in ampia ed elegante forma il vetusto
castello di Castiglione: Ercole Giuseppe Ludovico, che acquistò il
feudo, era figlio di Giorgio Primo Presidente della Camera; fu grande
amico e confidente del beato Sebastiano Valfrè, ambasciatore di
Vittorio Amedeo in Inghilterra e Germania, ministro in Italia presso la
S. Sede ecc. . .
Morto
Ercole nel 1726, suo figlio Giovanni Antonio, ne seguì le orme al
servizio dell’Austria: generale di fanteria, ciambellano di Sua Maestà
Imperiale e ambasciatore a Venezia e in Svizzera (morto nel 1757).
SIGNORI di CASTEL RAINERO Oltre ai suddetti furono: Nazareo Bernardi detto Bernardone che nel 1433 dava in dote alla figlia Alisia sposa di Ugonardo Eimelina, un quarto di Castel Rainero. Nel 1505 ne possedevano la quarta parte i fratelli Lancelotto e Claudio di Lanzo. Il 2 giugno 1571 viene investita col marito Federico Ferrero Adriana Provana, che il 2 luglio 1619 ne lascia due terzi al nipote Sebastiano Valfrè Contadore. Avendo questi sposato in seconde nozze Isabella Della Rovere ottennero un terzo di Castel Rainero Francesco della Rovere e Fratelli, che il 14 agosto 1665 lo vendono ad Antonio Turinetto marchese di Priero. Il 20 agosto 1680 viene pure investito di una parte Giorgio Giuseppe Compans de Brichanteau. Nel 1794 troviamo consignori di Castel Rainero il conte Giuseppe Valfredi nativo di Chieri: nel 1797 Ippolita Graneri vedova del Conte Antonio. Nel 1800 il feudo perviene ai Roero S. Severino nella presona del Comm. D. Gregorio, gran Scudiere di S. Maestà, che nel 1812 compra un terzo dei beni di Castel Rainero dal Conte Emilio Valfredi per £. 32.000, beni ad Emilio pervenuti dalla divisione cogli altri coeredi della contessa Ippolita Graneri loro avia. Nel 1822 troviamo consignore Maurizio Compans de Brichanteau, nel 1841 la Marchesa Roero nata di Carpenetto e il Barone Garofoli; nel 1850 è usufruttuaria la Marchesa Matilde Roero S. Severino, e nel 1851 i conti Brignoni. Nel 1896 possiede Castel Rainero Gregorio Cavalchini Roero dal quale perviene alla vivente Marchesa Della Valle di Pomaro vedova Cavalchini. (Guasco, Casalis, Archiv. Di Stato, M. 7, Arch. Marchesa Della Valle). |
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Parrocchia, Chiese e Pievani |
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LA PIEVE Aveva significato di distretto nell’organizzazione ecclesiastica. Le Pievi, sorte nel periodo Longobardo – carolingio, avevano a centro la Chiesa Battesimale e comprendevano molte chiese e cappelle rurali, sul clero delle quali aveva giurisdizione il Pievano. (Brossa, op. cit.). Dove era situata l’antica Pieve di Pancalieri nominata nelle carte di Barbarossa del 1159 ? Era con tutta probabilità sul luogo dell’attuale cimitero, perché il ponte che vi conduce si chiama ancora adesso "Punt d’la Piè" (Ponte della Pieve) e la Commenda che sorge in seguito era detta Commenda della Plebe. A chi era dedicata l’antica Pieve ? Siccome in antico i cadaveri si seppellivano nelle chiese e attorno ad esse, potrebbe essere che la Pieve di Pancalieri fosse dedicata alla Madonna, perché nella carta di donazione del Marchese Giacomo Romagnano e sua moglie Agnese alla Chiesa di S. Giacomo dell’ospedale di Cortevecchia nel 1157 è nominata "una pezza di terra in cui si trova un cimitero dedicato a S.Maria con una casa situata in un luogo detto Rivoira che è in Pancalieri." (Gabotto) (Carte inedite e sparse del Pinerolese. S. S. S.)
LA COMMENDA dei CAVALIERI GEROSOLIMITANI Sorse intorno al 1400 sul luogo dell’attuale cimitero e da essa dipendeva Valmala in Val Varaita. I Commendatari delle vicine Commende di Pancalieri e Murello ebbero parte attiva negli avvenimenti di quel tempo. Ecco l’elenco dei Commendatari di Pancalieri: Fra Antonio Provana (1434-39) – Fra Gaspare di Airasca precettore di Candiolo e Pancalieri (1437) – Fra Pierino Dal Pozzo dei Signori di Brandizzo (1513) – Fra Giuseppe Cesare Raspa, che nel 1611 ebbe una lite colla comunità di Vigone, per aver questa fatta facoltà agli appaltatori delle decime di quel luogo di prelevare da un podere posto su quel territorio alcuni covoni di biade a titolo di decime da cui la Commenda era immune. (Rovere, Arch. Di Stato Torino; Dal Pozzo fra Bartol. Ruolo Gener. Cav. Ger. Arch. Arciv. Tor.).
LA CHIESA di S. NICOLAO Si trova nominata in carte dell’archivio di Stato a Torino del 1339 col titolo di Rettoria, e nell’elenco delle Chiese che nel 1386 pagavano il cattedratico al Vescovo di Torino insieme con la Chiesa di S. Ambrogio; ma mentre le altre Chiese portano il titolo di Parrocchiali, queste di Pancalieri sono notate senza titolo, perché probabilmente nella Chiesa di S. Nicolao non si aveva ancora la cura delle anime. S. Nicolao si trova nominato come patrono di Pancalieri nel 1433 quando furono posti in osservanza gli Statuti. Dalle Visite Pastorali del 1546-84-95 sappiamo che aveva tre altari; l’altare maggiore dedicato a S. Nicolao; i laterali a S. Giovanni Battista e ai SS. Pietro e Paolo; che la chiesa era senza pavimento e con in mezzo un sepolcro; che quivi si amministrava il Battesimo e si scrivevano i nomi dei battezzati su fogli volanti. La rendita della Chiesa era di 150 scudi e sotto la sua cura vi erano 2000 anime atte ricevere la SS. Comunione. Si aveva l’obbligo di tenere un cappellano; le funzioni però si celebravano nella Chiesa di S. Maria, l’attuale Parrocchia. La chiesa di S. Nicolao era sull’attuale "Piazza Nuova" e aveva a rincontro il cimitero. La porta del cimitero era presso il muro della cascina parrocchiale. I morti che dapprima si seppellivano nelle diverse chiese, col primo gennaio 1613 s’incominciò a seppellirli nel cimitero di S. Nicolao. Diverse famiglie signorili continuarono a essere sepolte nei loro sepolcri di famiglia. Si cessò di seppellire nel camposanto di S. Nicolao nel 1811, e nel 1884 scavando in "Piazza Nuova" per impiantare l’albero della cuccagna fu ancora trovato un teschio. Nella prima metà del secolo XIX la chiesa minacciante rovina venne demolita. (Archivi Arciv. Torino e Parrocch. di Pancalieri).
L’ATTUALE PARROCCHIA Era in antico dedicata a S. Maria. Si ha notizia fin dal 1513, anno in cui i fratelli De Bultis ricevevano "il diritto di patronato per la cappella di S. Antonio nella chiesa di S. Maria nei limiti della Parrocchia di S. Nicolao del luogo". La cappella di S. Antonio era dotata di 300 fiorini e diversi beni. Dalla Visita del 1584 risulta in buon stato, ma col pavimento guasto perché in esso si seppellivano i morti scavando la terra. "In questa chiesa si conservava il SS. Sacramento in un calice di bronzo indecentissimo, in un tabernacolo non foderato ma dipinto al di fuori". Aveva solo l’altare maggiore in pietra, sotto un baldacchino ornato di una bella icona, di candelieri e croce, e l’altare di S. Antonio. Nel 1595 la troviamo invece con cinque altari: l’altare maggiore, della Compagnia del Rosario, della Madonna del Carmelo, di S. Anna e di S. Caterina. La chiesa ben tenuta, le pareti nude senza volta e senza pavimento. Nella visita del 1668 sono nominati sette altari: il maggiore di mattoni con sopra un icona della Madonna "elegantemente dipinta", del SS. Sacramento, dei SS. Rocco e Sebastiano, del Suffragio, della Madonna del Cordone, di S. Anna, di S. Bartolomeo e della Compagnia del Rosario con 400 iscritti. La chiesa era a tre navate: le due laterali colla volta e la centrale col solaio. Il 19 maggio 1777 Mons. Rorengo di Rorà compiva solennemente il rito della consacrazione della chiesa ampliata e restaurata. Le Compagnie del SS. Sacramento e del Rosario provvedevano tutto l’occorrente per la chiesa e la sacrestia. (Archivi Arcivesc. Tor. e Parr. Pancalieri). Gli altri restauri e migliorie saranno notati nei cenni biografici dei Pievani che li hanno curati e compiuti.
I CORPI SANTI In un prezioso ed artistico reliquiario, portate dalle catacombe Romane a Pancalieri per opera del munifico P. Recepelli nel 1814, si conservano le seguenti Reliquie: 1° San Crescenzio, figlio del martire San Getulio tribuno romano e di Santa Sinforosa. Morì martire coi sei fratelli sotto l’imperatore Adriano nell’anno 120. La sua festa si celebrava il 18 luglio. 2° Santa Felicissima, prima fracassata la bocca con pietre e poi percossa di spada morì martire a Faleria in Toscana. La sua festa si celebra il 12 agosto. 3° San Teofilo, fu martirizzato in Roma e la sua festa si celebra il 28 febbraio. 4° San Gaudenzio, soffrì il martirio ad Arezzo. La festa è celebrata il 19 giugno. 5° Santa Vittoria, di Tivoli, figlia di nobili genitori, venne trafitta al cuore sotto la persecuzione di Decio. La festa si celebra il 23 dicembre. 6° Santa Cristina, figlia di Urbano prefetto di Bolsena che furibondo idolatra con crudeltà inaudita la condannò ai più strazianti martiri avendo la santa appena 13 anni.
LA CHIESA di S. AMBROGIO Situata sulla via da Pancalieri a Carignano si deve annoverare fra le chiese più antiche e importanti del Piemonte. Essa è infatti nominata fra le chiese dotate di ampie rendite che nel 1386 pagavano il cattedratico al Vescovo di Torino. Significativo il fatto di essere dedicata a S. Ambrogio in tempi in cui la diocesi era suffraganea di quella Milanese. E’ menzionata nella Visita pastorale del 1769 in cui troviamo come al presente: in ottimo stato con altare di mattoni separato da un breve spazio (che serviva da sacrestia) dall’abside, dominata da un bel quadro del Santo Titolare. Era provvista di tutto l’occorrente per la S. Messa che si cantava in una domenica di settembre, giorno della festa, perché il 7 dicembre era per Pancalieri giorno di fiera. Provvedevano alla chiesa e per la festa due massari scelti ogni anno dal Sig. Pievano. Si ricorreva all’intercessione di S.Ambrogio per esser liberati dalle febbri e dal mal di capo, portando in riconoscenza per la grazia ricevuta l’offerta di un mattone. (Chiuso, Storia della Chiesa in Piemonte; Vis. Past. In Arch. Arc. Torino).
LA MADONNINA dell’EREMITA Solitario tra il mistico silenzio e il verde dei boschi, sorge devoto il piccolo Santuario della Madonnina dell’Eremita a vegliare e benedire i raccolti dei pii Pancalieresi. Il primo documento storico si trova nella Visita Pastorale del 1668 in cui si legge: "Dopo avere visitata la Cappella di Castel Rainero, proseguendo il viaggio verso il vicino luogo di Pancalieri, visita la cappella campestre sotto il titolo della Beata Vergine Maria, in cui abita un Eremita dell’ordine dei Camelitani, con facoltà dell’Illustrissimo Signore del Luogo. La cappella è coperta da tetto. L’altare di mattoni ha un’icona della Beata Vergine Maria dipinta sul muro: ha due palii e le altre cose mancano.." La cappella, di cui parla la visita Pastorale è stata fabbricata, con tutta probabilità dopo cessato il flagello della peste del 1630, in adempimento di qualche voto fatto in quel tempo, chiudendo un pilone dedicato ai protettori contro la peste: la Beata Vergine, S. Rocco e S. Sebastiano. Il Pievano Can. Giovanni Boccardo nota che nella parte esterna verso ponente si vedono le dimensioni dell’antico Pilone a destra del quale si scorge uno stemma nobiliare: un quadrupede in campo rosso e bianco, e a sinistra una data che pare 1529. Nel 1717 si costruì la casa al fianco sinistro della Chiesa e l'abitò per primo l’Eremita Antonio Magnino. Nel 1720 venne riparata e chiusa da ogni parte la cappella, ma non finita; e in quest’occasione il Sommo Pontefice concesse l’Indulgenza Plenaria a quanti visitassero la Chiesa nel giorno della festa. Nel 1722 ne era Cappellano Don Antonio Galliero. L’attuale altare è stato intagliato e sculturato nel 1745 dal Signor Damè di Torino e benedetto da Don Giovanni Battista Bonaudo, fratello del Rettore, nel 1746. Nella Visita Pastorale del 1777 troviamo la Cappella e la casa come sono oggi. Al fianco destro della Cappella vi è un pozzo la cui acqua si beve con una specie di devozione. Quanti si recano ad attingervi acqua si fermano di solito alle finestre dell’antico Santuario per salutare la Madonna. (Dagli Archivi di Torino e Parrocch. di Pancalieri).
LA MADUNINA.
Tra l’verd d’arbre d’sales e d’la gasìa Cun i so mur scur, antich, sporch d’causina; Sula n’t la pas, piena d’puesìa Spunta na capela: "La Madunina" ! Cun so trent a spale o cun la fausìa L’brav om ch’a travaia o pur la dunina; Ognun che là passa, dausin ch’a sia A s’gava l’capel oppura s’inchina. Su l’altar maggiur la Vergin Maria Guarda devota so bel Gesù Bambin. La gent d’Pancalè sempre prutegìa N’ti so gran maleur, guere, pest e sagrin. Lu diso le mare e nui lu cantuma Che Ti d’Pancalè d’sei la Regina N’ti nostri sagrin ancura preguma Gav’ne dai pastis, bela Madunina ! Al cit ch’a la vita apena s’desvìa E a chi a la tumba già s’ncamina Rivolg l’to sguard matern, o Maria, Dal to bel Santuari d’la Madunina. Ai nostri suldà ch’a cumbatu luntan Per aria, per tera e’n t’la marina, Ti faie curage, Ti daie na man, Valur e vitoria, o cara Madunina.
La CONFRATERNITA e CHIESA di S. BERNARDINO Il 15 marzo 1455, sotto il Pontificato di Callisto III, Mons. Ludovico Romagnano Arcivescovo di Torino erigeva in Pancalieri la Confraternita di S. Bernardino. La confraternita ufficiava in un primo oratorio intitolato a S. Bernardino nel luogo dell’attuale teatro. Di quell’oratorio era cappellano nel 1546 Don Bernardino Carrena Priore dei Disciplinati in Pancalieri, a cui Mons. Vescovo di Ventimiglia ordina di celebrare la Messa nell’oratorio all’aurora. Ma poi per il numero sempre crescente degli ascritti la Confraternita passò nell’antica Parrocchiale di S. Nicolao e nell’oratorio di S. Bernardino, divenuto troppo ristretto, si stabiliva la Società di S. Croce, In esso si recitava l’Ufficio della Madonna e vi si celebrava la S. Messa all’unico altare. L’oratorio nel 1584 si trovava ancora nei suoi edifici in buon stato. Il15 luglio 1612 (?) la Confraternita acquistava per £. 1540 il sito e fabbricava l’attuale chiesa di S.Francesco dove ebbe poi sede anche sotto i Cappuccini che vennero a stabilirsi nel 1622. Finalmente il 28 ottobre 1723 per £. 2000 comperava il sito e fabbricava l’attuale Chiesa Nuova, che venne poi in seguito abbellita e decorata come la vediamo ora. In essa si stabiliva la Compagnia di Nostra Signora del Carmelo che per celebrare la sua festa si serviva della statua della Madonna che ora si porta in processione ai Corpi Santi, e la si ornava con corone d’argento molto antiche. Nel 1767 la Compagnia acquistava l’attuale statua della Madonna del Carmine e nel 1825, il 30 aprile, fra Gregorio Ministro Generale dei Carmelitani, erigeva canonicamente la Compagnia. (Dalla Visite Pastorali e Arch. Parrocch. Panc.).
La CHIESA di S. FRANCESCO o dei FRATI In origine dedicata a S. Bernardino aveva l’altar maggior titolato alla B. V. Maria. Dominava l’altare un trittico chiuso con vetri con entro la statua della Madonna rivestita e ornata di seta e oro, con ai lati S. Bernardino e S. Giovanni Battista. Aveva un tabernacolo dorato e dipinto e tutto l’occorrente per l’ornamentazione e celebrazione della S. Messa. Il presbiterio era chiuso con cancelli di legno. Dietro l’altare vi era l’oratorio dei Confratelli di S. Bernardino con sedili e cattedra ben lavorati; in esso vi recitavano l'’fficio della Madonna; il Rettore si sedeva in mezzo sulla cattedra. I Confratelli in numero di circa 70 incedevano in abito cinereo sotto il vessillo di S. Bernardino. Allo stesso altar maggiore era eretta la Compagnia del Carmine con 500 Confratelli e Consorelle arricchita di numerose indulgenze concesse dal R. P. Generale dei Carmelitani Gregorio Canalis con breve dato a Roma in data del 25 gennaio 1625. Un secondo altare detto delle Umiliate era dedicato a S. Elisabetta con sopra l’immagine della Madonna, di S. Elisabetta e di S. Giuseppe. Le Umiliate in numero di 50 furono erette da Mons. Bergera, Arciv. di Torino il 5 aprile 1636, ma senza indulgenze. Incedevano in abito cinereo sotto il vessillo della Croce. La chiesa aveva la volta, il pavimento e le mura bianche. Accanto alla Chiesa v’era la Sacrestia comune coi RR.PP. Cappuccini. Dopo l’erezione dell’attuale Chiesa di S. Bernardino la Chiesa dei Frati venne dedicata a San Francesco d’Assisi. (Archiv. Arciv. Torino – Visite Pastorali).
La CHIESA dello SPIRITO SANTO Poco lungi dal Monastero (in vicolo del Ricetto) vi era la casa dei Confratelli dello Spirito Santo che serviva a cuocere e dispensare "ciceres et panem" ai poveri nel giorno di Pentecoste. Questa casa era dotata di 25 jugeri di terra. Veniva amministrata da tre ufficiali, e ogni anno il più vecchio cedeva il posto al nuovo eletto. Rendevano conto dell’amministrazione al Sindaco della Comunità coll’intervento del Signor Pievano. Così nel 1730. Si ha una prima notizia negli ordinati di Pancalieri in data del 26 giugno 1594, in cui il Consiglio Comunale nomina due priori della Confraternita dello Spirito Santo. (Arch. Parr. Panc.).
La CAPPELLA del SS. NOME di MARIA Era situata presso l’abitato ed era di proprietà del Monastero delle Clarisse. Aveva un altare di mattoni con sopra un dipinto della Madonna. Il Cappellano del Monastero vi celebrava la Messa il 12 settembre.
La CAPPELLANIA della B. VERGINE della PIETA’ Venne eretta per testamento del Signor Magno Valente della Marmora il 7 maggio 1697. Aveva un altare di mattoni con la mensa di legno. Nel 1708 era cappellano Don Giov. Battista Manchio di Villafranca provvisto da Mons. Michele Vibò Arcivescovo di Torino con obbligo di celebrarvi la Messa ogni Venerdì.
SAN ROCCO Il 5 gennaio 1613 una certa Maria . ., venne trovata morta nella Cappella di S. Rocco e fu sepolta nel Cimitero di S. Nicolao. Questa notizia che si legge nei Registri Parrocchiali è la prima che si ha di detta Cappella. Nel 1668 aveva la volta e i muri bianchi, l’altare in mattoni con predella e icone del Santo. Era chiusa con cancelli di legno, con davanti il vestibolo coperto di tegole. Nel 1769 non si fa più menzione del vestibolo e dei cancelli di legno, segno che era già stata restaurata nella forma attuale. Provvedevano due massari eletti dal Pievano; si cantava la messa e s’impartiva la Benedizione nel giorno di S. Rocco.
La CHIESETTA di CASTEL RAINERO Veniva riedificata insieme col castello, distrutto dai Francesi nel 1706, sulle rovine dell’antica, da Antonio Turinetto, signore del luogo e dedicata all’Immacolata e ai SS. Carlo e Grato. Era ufficiata da un cappellano pagato in parte dal feudatario e in parte dai borghigiani. L’ultimo cappellano fu Don Giovanni Croce di Virle morto a Collegno alcuni anni or sono.
SANTA MARIA del POSSU’ o POSSUTO Sorge a un miglio circa dall’abitato. Ha innanzi un atrio in mattoni aperto solo davanti. Era provvista di tutto il necessario per la celebrazione della S. Messa. Due massari nominati dal Pievano provvedevano alla celebrazione della festa nella domenica fra l’ottava della Natività di Maria.
SAN SEBASTIANO Era una piccola cappella decente, ben arricciata, con pavimento a mattonelle, chiusa da una porta di legno di pero, con un atrio innanzi aperto da tutte le parti, con due finestre colle grate di legno e sorgeva verso Villafranca dove ora sorge il pilone dedicato allo stesso Santo. Aveva un altare di mattoni di S. Sebastiano. Era di proprietà del Municipio. Si ha di essa notizia fin dal 1668. L’ultimo Sacerdote che vi celebrò la S. Messa fu Don Ignazio Canavera.
CHIESA dell’OSPIZIO Sorse colla fondazione del medesimo circa l’anno 1885 per opera del Pievano Can. Giovanni Boccardo. In questi anni venne abbellita di facciata. Presso il presbiterio riposa la salma del Fondatore e accanto della Fondatrice
SANT’ANNA Cappella situata appena fuori dell’abitato con altare di mattoni aderente il muro con sopra il dipinto di S. Anna. Si ha memoria di essa nella Visita Pastorale del 1769. Vi si canta la Messa nel giorno della festa.
PRIORATO di S. GIOVANNI BATTISTA della MOTTA Veniva eretto il 2 giugno 1639 in regione Motta con diritto di Patronato del fondatore. Lo possedeva nel 1769 Giov. Battista Raimondo auditore della Regia Camera e ne era Rettore Giov. Agostino Poggio di Torino immesso nel beneficio da Mons. Rotario nel 1753 e confermato dal Conte Cancellario; il Rettore soddisfaceva ai suoi oneri per mezzo di Don Giorgio Burghesi di Mondovì, maestro municipale del luogo. La cappella ben tenuta nei suoi edifici coll’altare in mattoni aderente il muro, coll’icone di S. Giov. Battista e provvista di tutto il necessario per le sacre funzioni. Si celebrava la Messa in tutte le feste di precetto colla recita, dopo la Messa, del De profundis in suffragio dell’anima del fondatore e suoi defunti. Una lapide marmorea fissa nel muro laterale ne fa memoria.
I PIEVANI Ecco l’elenco dei Pievani che ressero la Parrocchia di Pancalieri, con note biografiche e date di cui si ha memoria nei documenti:
SACERDOTI e RELIGIOSI PANCALIERESI 1431: Don Nicolao Della Valle per 50 anni Parroco di Casalgrasso. 1541: Don Giovanni Sabaudia Pievano di Pancalieri. 1598: Padre Filippo Ribotto Cappuccino, Prefetto delle Missioni per la conversione degli eretici in Piemonte. Scrisse un’esposizione sul Pater e una sull’Ave Maria stampate a Torino nel 1614; nel 1598 aveva, pubblicato in Torino un Ragionamento a modo di disputa fra lui e un ministro eretico delle Valli del Piemonte. In sieme col B. Giovenale Ancina, Vescovo di Saluzzo, fu l’apostolo delle SS. Quarantore. Predicava colla corda al collo e il Crocifisso nella destra. Destarono grande fervore religioso le sue predicazioni a Verzuolo, Dogliani e Dronero. 15…: Fra Luciano Pola, Generale dei Cistercensi Riformati di S. Bernardo. Donò alla Comunità di Pancalieri la reliquia di S. Nicolao. Aveva il sepolcro nella chiesa di S. Maria. 1610: Don Chiaffredo Morra, Parroco della Torre in Val di Lucerna, che istituì nel 1622 la Missione dei Cappuccini in Pancalieri. 1708: Fra Serafino Cappuccino, morto il 9 dicembre 1708 a Villafranca. 1735: Don Antonio Agostino Bonaudo, Prevosto di Buriasco. 17…: Don Michele Bonaudo. 1735: Padre Recipelli Giov. Battista dell’Oratorio di Torino, morto il 19 gennaio 1735. Donò alla chiesa di Pancalieri le reliquie dei Corpi Santi. 1728: Don Raimondo Bonaudo, Monaco Camaldolese dell’Eremo di Torino, morto il 9 novembre 1728. 17…: Don Giuseppe Gantero Pievano di Pancalieri. 1776: Padre Paolo Maria Biaglio Cappuccino, morto il 29 giugno 1776 a Susa. 1778: Fra Cristoforo Libra Cappuccino, morto il 20 gennaio 1778 a Caraglio. 1793: Don Giuseppe Maria Nicolao Bonaudi. 1817: Don Beltramo. 1821: Don Carlo Cav. Ruscasio di Giov. Antonio e Caterina Drozi morto a 90 anni il 10 febbraio 1821 e sepolto nel Cimitero. 1825: Don Gabriele Andrea Cappello, cappellano della Pietà morto a 87 anni il 28 marzo 1825. 1832: Don Francesco Andrea Agnelli, morto a 96 anni nel 1832. 1833: Teol. Ludovico Tesio sepolto nella Chiesa di S. Nicolao. 1835: Don Domenico Ruscasio, sepolto nella tomba dei Sacerdoti. 1839: Don Belmondo. 1840: Teol. Giov. Antonio Pagnone, beneficiato. 1841: Don Agostino Bonaudi, cappellano all’altare della Concezione, morto a 62 anni nel 1841. 18…: Don Caligaris. 1842: Don Vincenzo Pagnone. 1846: Teol. Gian Maria Pagnone, fornito di svariata e profonda dottrina. Fu Canonico e Prevosto dell’insigne Collegiata di S. Maria della Scala di Testona a Moncalieri. 1846: Padre Agostino Garella già Carmelitano. Legava alla Compagnia del SS. Sacramento un campo di 63 tavole. Moriva il 20 settembre 1846 a 77 anni. Sepolto nel Cimitero. 1849: Don Pietro Ponte. 1854: Don Giuseppe Ferrero diacono, morto il 24 agosto 1854 a 23 anni e sepolto nel Cimitero. 1857: Don Masino, Maestro Comunale . Ordinato nel 1850 moriva il 7 maggio 1857 a 33 anni. In sepoltura fu portato scoperto e seduto nella cassa. Sepolto nel Cimitero. 1867: Don Giuseppe Domenico Morra, morto nel 1867. 1876: Don Ropolo, Prevosto di Mezzenile. 1876: Teol. Giuseppe Alessandro Pagnone, fratello del precedente, Cappellano di S. Maestà. Egli seppe unire allo studio delle cose sacre, quello delle lettere, della poesia e della sacra eloquenza. Gli procacciarono fama di valente oratore sacro parecchie orazioni panegiriche, che furono stampate; particolarmente encomiate quelle dei SS. Stefano, Giovenale, Nicola da Tolentino, Carlo e Orsola. Dell’erudita sua penna si lessero nella "Gazzetta Piemontese" le necrologie del P.Casimiro Donadio, Parroco di S. Carlo Canonico Pino, del Teol. Sineo. A lui siamo debitori di vari importanti articoli bibliografici, che riguardano le seguenti Opere: Recherches sur l'origine des Vaudois di Mons. Charvaz. Opere di Silvio Pellico; La réligion du coeur; Les Catacombes de Raoul – Rochette. Alcuni suoi dettati che si leggono nel Propagatore Religioso riscossero gli elogi dei dotti. Contengono eleganti poesie del Teol. Pagnone "La Strenna Piemontese" e "Il Raccoglitore" di Milano. Morì il 1 aprile 1876 a Torino in età di 70 anni. 18…: Don Cesare Belmondo per molti anni maestro comunale di Pancalieri. 18…: Don Pietro Prof. Provana. 18…: Padre Antonio Pagnone, Barnabita. 1921: Mons. Gaido Sebastiano, Direttore Spirituale nel Seminario di Chieri e Torino, infine Rettore dell’orfanotrofio. 1884: Can. Giacomo Antonio Gamba, morto a Fossano. 1885: Don Novara Domenico. 1886: Can Teol. Dematteis. 1887: Don Giov. Batt. Libra. 1893: Padre Francesco Libra Cappuccino. 18…: Padre Filippo Cappuccino. 18…: Don Cappello, morto a Torino. 1899: Don Emmanuele Rolfo. Padre Sapino dei Dottrinari, vivente. Don Andrea Fontana nato nel 1894, ordinato nel 1924 Don Lorenzo Biolatto nato nel 1900, ordinato nel 1925, Parroco dell’Indiritto di Coazze e ora Prevosto di S. Michele ai Tuninetti di Carmagnola. Don Bernardino Libra nato nel 1918 a Piedrablanca (Argentina) ordinato nel 1943. (Dagli Arch. Parr. Arciv. Casalis Vita B. Ancina. Vita del Ven. P. Ascanio Ceva. Vaudagnotti op. cit.)
SACERDOTI DEGNI di MENZIONE MORTI in PANCALIERI 1640: P. Antonio di Cigliano Cappuccino predicatore (concionator). 1742: Don Giorgio Ferrero di Dronero, Cappellano della Madonnina, morto a 80 anni e sepolto nella Chiesa di S. Maria. 1806: P. Cirillo Boetti Cappuccino, morto il 27 giugno a 70 anni e sepolto sotto il coro della chiesa parrocchiale. 1816: Don Francesco Turletti di Racconigi, morto a 80 anni e sepolto sotto il coro della chiesa parrocchiale.
DON IGNAZIO CANAVERA Nato a Corio Canavese il 12 febbraio 1813. Avviato al Sacerdozio fu Prefetto nel Seminario di Chieri. Ebbe fra i suoi alunni S. Giovanni Bosco. Ordinato sacerdote e inviato Vicecurato a Pancalieri, vi profuse i doni di mente e di cuore per ben cinquant’anni. Fu Sacerdote di grande dottrina, di buone lettere, di costumi soavissimi. Nella moria del 1854, del 1867, del 1884 apparve miracolo di carità. Quando scoppiò il colera nel 1854 se ne stava in Corio, sua patria, a passare le ferie presso la sua famiglia. Non appena lo seppe troncò ogni indugio e non badando agli incomodi della salute, si ricondusse immediatamente al suo posto, dove appena giunto, diedesi ancor tutto affaticato dal viaggio, all'assistenza degli in fermi e senza curarsi del pericolo proprio accorreva dove il bisogno lo richiedeva. In questo suo affacendarsi accadde una notte che, tornando egli già esausto di forze da un vicino cascinale, si sentì venir meno per modo che non potendo più reggersi in piedi dovette, come sfinito, lasciarsi cadere sopra un mucchio di ghiaia, e quivi, poiché ebbe preso alcun poco di riposo e ristorata alquanto l’estrema debolezza del corpo ch’egli soleva chiamare giumento, potè ripigliarsi e ritornare alla parrocchia. Per combattere il pregiudizio particolare che le pozioni prescritte dai medici fossero causa che il terribile male si propagasse, e per dar animo all'inferno ad ingoiarle, le assaggiava degli stesso pel primo, quantunque fossero disgustose. Racconta la mia buona mamma che un giorno Don Canavera s’incontrò per via con un bambino che piangeva per aver rotto la bottiglia con cui andava a comperare, non ricordo più se il latte o l’olio; egli raccolse i cocci della bottiglia rotta, li rimise insieme e la consegnò intatta al bambino. Camminava cogli occhi bassi, confessava cogli occhi chiusi, tutti lo ritenevano un santo, era il confessore specialmente degli uomini. "Oh Don Canavera!" esclamarono alcune donne anziane interpellate dal Can. Vaudagnotti – c’è da consolarsi al solo pensarci! . . I malati? Sapeva trasportarli in paradiso prima che morissero! . . Tutti poi volevano andare da lui a confessarsi. Sapeva fare raccomandazioni che ottenevano dritto dritto il loro effetto. L’autorevolezza del suo carattere sacro e dell’età veneranda si raddolciva nella giocondità dello scherzo che gli fioriva sulle labbra. Se talvolta lo sorprendeva un moto d’impazienza subito si ripigliava". Egli era stretto in intima amicizia col maestro comunale Don Cesare Belmondo e col piissimo Mons. Sebastiano Gaido. Si addormentò nel Signore l’11 dicembre 1888 in età di 75 anni e 10 mesi. I Pancalieresi d’ogni ordine lo accompagnarono alla sepoltura piangendolo come Padre, invocandolo come Santo. Sul sepolcro un’iscrizione di Vincenzo Lanfranchi ne ricorda le doti e le benemerenze. Presso il suo confessionale è stato eretto un busto di marmo con la seguente epigrafe del Lanfranchi. (Note: 1) Can. Vaudagnotti: Vita del Can. Boccardo p. 28 2) Testimonianze di mia madre Turinetto Francesca di Pancalieri, che l’ebbe conosciuto.
A Don Ignazio Canavera sacerdote di insigni esempi noi cittadini di tutte le classi sociali l’anno 1891 questo ricordo marmoreo riproducente le sue fisiche sembianze abbiamo eretto qui presso il tribunale di penitenza dove terse le lagrime di tanti infelici e tanti erranti ritornò alla via del bene. Era nato a Corio Canavese il 12 febbraio 1813 prestò al Pievano l’opera sua indefessa per 50 anni e otto mesi si addormentò nella pace dei giusti il 10 Dicembre 1888. DON GIOVANNI PIPINO Nato a Villafranca S. il 1-12-1866, morto a Pancalieri il 28-5-1941, la cui memoria resterà in benedizione tra i Pancalieresi. Sacerdote secondo il cuore di Dio. Dedito alla mortificazione, alla preghiera e alle opere di carità. Sempre lo si incontrava con la corona del S. Rosario fra le mani. Amò l’ordine e il decoro della casa di Dio: Tutti i Pancalieresi dicevano unanimi: "Quello è veramente un prete!". Egli era sacerdote e nient’altro che sacerdote. Affabile e buono sempre con tutti. Visse e morì francescamente povero, ma ricco di meriti e di opere buone. Privava sé stesso per soccorrere nascostamente gli altri.
CAN. LUIGI BOCCARDO Nacque a Moncalieri il 9 agosto 1861. Compiuti gli studi ginnasiali nel Seminario di Giaveno, vestiva l’abito chiericale il 23 settembre 1877. Comprese fin dall’inizio le esigenze della vita chiericale e si tracciò un regolamento da cui traspare una maturità di pensiero e tenacia di volontà non comuni. Ricevette l’ordinazione Sacerdotale il 7 giugno 1884 e trascorso un anno quale Vicecurato nella Parrocchia di Pancalieri retta da suo fratello Can. Giovanni Battista, venne chiamato dalla fiducia dei Superiori all’importante ufficio di Direttore Spirituale del Convitto Ecclesiastico della Consolata di Torino. Qui per trent’anni attese alla formazione spirituale del giovane clero secondo lo spirito del Beato Cafasso di cui emulò le virtù. Dopo la morte del fratello Can. Giovanni, abitò per parecchi anni a Pancalieri come Direttore delle Suore di S. Gaetano. Trasportata poi la Casa Madre a Torino presso l’Istituto delle Povere Cieche in Corso Napoli, fece erigere il Santuario di Gesù Cristo Sacerdote e Re, istituendovi le Suore Cieche e Figlie di Gesù Cristo Re. Stimatissimo da tutto il clero della diocesi di Torino e di altre, moltissimi a lui ricorrevano per direzione e consiglio nell’ardua via della virtù sacerdotale della quale fu esimi esemplare maestro. Moriva il 9 giugno 1936 in concetto di santità. La sua salma alcuni anni dopo veniva traslata dal cimitero e tumulata sotto il Santuraio di Cristo Re in attesa del giudizio della Chiesa.
UOMINI ILLUSTRI
GIOVANNI BERTINI Filosofo profondo, membro dell’Accademia delle Scienze e Professore all’Università di Torino. Morì nel 1876.
Il pittore LORENZONI Pancalierese del secolo scorso. Rinomato per la sua pia interpretazione del S. Cuore di Gesù, che è forse la più conosciuta e riprodotta, e per l’icona dell’Ausiliatrice attorniata dagli Apostoli venerata nel Santuario dei Salesiani di Torino. Pancalieri possiede alcuni pregiati dipinti del Lorenzoni.
MADRE GAETANA FONTANA Quando, dopo il colera nel 1884, il Pievano Boccardo, raccolse in alcuni poveri locali i vecchi e gli orfani che abbisognavano di cura e di assistenza, gli si offrì una ragazza quindicenne Carlotta Fontana. Altre giovani furono attratte dal suo esempio e diedero così occasione al buon Pievano di fondare la Congregazione delle Povere Figlie di S. Gaetano, di cui Carlotta Fontana prendendo il nome del patrono divenne prima Superiora. Madre Gaetana ebbe per programma: "La gloria a Dio, il piacere agli altri, il sacrificio a me". Collo sviluppo delle Figlie di S. Gaetano essa divenne Madre Generale. All’età di 65 anni una grave infermità la condusse in pochi giorni alla tomba. La sua salma dal Cimitero fu traslata e tumulata a fianco del presbiterio della Cappella dell’ospizio nel 1945 in attesa del giudizio della Chiesa.
ISTITUTI RELIGIOSI e di BENEFICENZA
I FRATI I luoghi di Pancalieri, sotto la giurisdizione del Barone di Lullino, Cavaliere Principalissimo di Casa Savoia e che aveva quasi per eredità nella famiglia l’onorificenza dell’Ordine dell’Annunziata, in proporzione dei luoghi vicini era molto popolato "di gente buona, docile e molto donata al travaglio dell’agricoltura". Il Pievano soleva tenere un Vicecurato: ma nel 1617 ne ebbe uno poco idoneo ai bisogni del luogo. Un certo Sebastiano Basano, pancalierese e di professione cavallante, preso motivo da questo fatto, sorse a predicare contro il Clero e si diede a mangiar cibi proibiti con grande scandalo e a far altre cose in disprezzo della Religione. Temendo qualche castigo, si ritirò nella Valle di Lucerna dove si dichiarò eretico manifesto; s’istruì negli errori dei Valdesi, e col pretesto di portare in patria formaggi e castagne e riportare grani e ortaggi, ritornava sovente a Pancalieri e Carmagnola, dove contro l’editto di Carlo Emanuele che condannava all’impiccagione gli spargitori degli errori Valdesi, predicava nelle stalle e nei crocchi, e già aveva fatti alcuni proseliti. Fu preso, condotto a Torino e bruciato vivo. La moglie e i figli cattolicizzati vissero da buoni cristiani. Don Chiaffredo Morra di Pancalieri, allievo del Seminario di Torino, di mediocre ingegno ma di grande pietà, fatto Parroco della Torre in Val di Lucerna da Mons. Broglia, venendo a conoscenza delle miserie spirituali della sua Pancalieri, deliberò d’impegnare parte dei suoi beni per istituirvi una Missione contro gli eretici. Dopo varie vicende accettarono i PP. Cappuccini che si stabilirono nel 1622. Appena si presentarono a confessare, predicare e far la Dottrina Cristiana il popolo pancalierese li accolse giubilante e andava a gara a provveder loro da vivere, in modo che avevan più pena a rifiutar le elemosine che a cercarle. Si resero celebri in Pancalieri: 1° Fra Ludovico Rostagno da Nizza, tuto spirito e fervore; morì dopo pochi mesi 2° Fra Duco da Moncalieri, di qualità tanto amabili da attirare sé l’anima di tutti e specialmente dei poveri; predicava ed esponeva la Dottrina con singolare talento: pazientissimo e assiduo nell’ascoltar le confessioni, e siccome prima non si conosceva il modo di ben confessarsi, molti del popolo fecero a lui la confessione fenerale. Chiamato altrove morì servendo con sviscerato amore gli appestati. – 3° Padre Michelangelo da Agliè, dei Signori di Agliè. Nonostante che Pancalieri sia stata intieramente rovinata da furiosa peste e dal trinceramento dei sildati quando fu presa Pinerolo, modo che fu intieramente rinnovata negli abitanti, continuò tuttavia la residenza dei PP. Cappuccini. (Archivio Parrocchiale di Pancalieri).
IL MONASTERO dell’ANNUNZIATA E’ incerto, per ora, come quando e da chi fu fondato. Le Costituzioni vennero approvate da Mons. Bergera il 6 gennaio 1658; in esse si osservano la Regola del Terz’Ordine di S. Francesco e S. Chiara coi tre voti. Il Monastero era sito in luogo limitato tra la Parrocchia e il canale del mulino. Aveva tre porte: una presso la Chiesa, per l’ingresso del confessore e gli inservienti del Monastero; l’altra uscita rustica a mezzogiorno per i veicoli, carri e per le vettovaglie; la terza verso il torrente per lavare i panni: tutte e tre le suddette porte chiuse con una sola chiave. Presso il Coro era il dormitorio con quattro strati e poi il refettorio con officina dei medicinali e altri abitacoli che sapevano di grande strettezza e povertà; vicino il parlatorio interno ed esterno con tetto e muri assai rudi, con grate di legno, prossimo a rovina e da trasferirsi altrove. La Chiesa del Monastero di cui si vedono ancora due lesene in via Trento e Trieste con due dipinti di S. Francesco e di S. Chiara, aveva una sola navata a volta rotonda larga m. 6.50 a cordoni incrociantisi lunghi m. 9; i muri bianchi ornati con parecchi quadri grandi e piccoli di diversi Santi. Aveva un bel altare con tabernacolo di legno lavorato dove conservavasi il SS. Sacramento. Sovrastava l’altare una grande icona della SS. Annunziata. Dinanzi ardevano continuamente alcune lampade spesate dalla Contessa Sanfredi. Da un lato dell’altare, chiuso da cancelli di legno, il Comunicatorio delle Monache e di fianco la Sacrestia con un piccolo altare in mezzo e attorno grate di ferro con finestrine di legno che servivano da parlatorio, aperture oblunghe per togliere e mettere i sacri paramentali, e il confessionale di legno con grate perforate. In un altro altare si conservano le Reliquie dei SS. Natale ed Eufemia Martiri, donate da Don Filippo Ardusso Cappellano Reale, il 10 giugno 1662: sopra l’altare l’icona della Deposizione di Gesù dalla Croce con la Madonna e i SS. Giovanni, Maddalena, Francesco e Chiara. Al lato sinistro il Comunicatoio, il Confessionale e il sepolcro delle Monache. In fondo e a fianco del Coro il campanile ad uso del Monastero e della Chiesa; non si faceva mai baldetta. Nel 1730 vi erano 15 Monache professe, 4 converse e una novizia. Alcune Monache furono miracolate dal B. Sebastiano Valfrè e di esse parleremo in seguito. Nel 1730 era Abbadessa Donna Angela Del Pozzo eletta a voti scritti dalle Consorelle, assistendo il Pievano Confessore e poi approvata ufficialmente. Nel 1769 era Cappellano del Monastero Don Giuseppe Francesco Grioglio di Villafranca. La cascina Andreis era di proprietà del Monastero, il quale possedeva pure il campo detto la Madonnina, perché vi si trovava un pilone e anticamente una chiesetta. Le Clarisse vennero espulse da Napoleone nel 1805 e la loro Chiesa adibita a stalla e fienile. (Dagli Archivi Arciv. Torino e Parrocch. Panc.).
Il B. SEBASTIANO VALFRE’ Veniva assai spesso a Pancalieri per visitare le monache di S. Chiara del Monastero dell’Annunziata, mandatovi dall’Arcivescovo di Torino come uomo veramente apostolico per rappacificare gli animi e a tutelare la regolarità e la libertà delle elezioni degli uffici monastici. Veniva a piedi o col carropanca, o colla vettura della buona Marchesa di Pancalieri, Maria di Genève sua figlia spirituale. Un giorno la Marchesa gli offrì una grossa somma di denaro pei poveri di Torino oppressi dalla carestia, ma il Valfrè la rifiutò dicendole di distribuire ai poveri di Pancalieri, poiché egli sapeva che molti non avevano pane da sfamarsi; la Marchesa fece allora consegnare al Parroco oltre 300 doppie per i poveri. Le Monache di S. Chiara trovandosi un giorno strette da grande penuria si radunarono in coro per pregare la Divina Provvidenza a soccorrerle. Non avevano ancora finito di pregare che giunse alla Superiora una lettera del Beato con avvolti alcuni luigi d’oro in elemosina. Le Clarisse ebbero una grande venerazione per Lui e quando lo seppero morto lo pregarono come un santo e colla sua intercessione ottennero grazie segnalate. Nel 1715 Suor Angela Maria del S. Giov.Batt. Lamberti, già viaticata e vicina a morire, fu risanata mediante una lettera del Valfrè che la Madre Superiora Suor Chiara Arnaldi le aveva applicata sulla testa dolorante e da cui parve uscire una fiamma di fuoco. Nel 1719 un grande incendio minacciò di rovinare completamente il Monastero. Suor Anna Teresa di Gesù corse a prendere la lettera del Beato per gettarla nel fuoco, ma non ebbe il coraggio di farlo. Allora Suor Felice Benedetta Barberis fece recitare un Pater ed un’Ave da un fanciullo, entrato colla gente accorsa a spegnere l’incendio, e poi gli comandò di gettare la lettera dove più grande era l’incendio. Si videro allora con meraviglia le fiamme ritirarsi rispettose e a poco a poco cessare interamente l’incendio. Il Marchese Ercole di Priero, Signore di Pancalieri, uomo tanto celebre in Europa e specialmente in Italia per le sue imprese e ambascerie, morto poi Governatore delle Fiandre, tenne in così alta stima Sebastiano Valfrè che gli affidò la nomina del Parroco di Pancalieri. Egli infatti venne a dare il possesso parrocchiale al Pievano Debernardi e in tale occasione celebrò la S. Messa dalle Clarisse, fra le quali aveva fatto entrare la sua nipote Maria. La famiglia Bonaudi, una delle più ragguardevoli di Pancalieri, possiede alcuni oggetti di vestiario del Beato e un suo preziosissimo autografo. Note: (Dall’Arch. Parr. E Vita del B.Sebastiano Valfrè).
L ' OSPIZIO Il 6 novembre 1884 spuntava in Pancalieri, sotto gli auspici di S. Gaetano Tiene, l’ospizio di Carità, in sollievo dei poveri vecchi, dei cronici e degli orfanelli, per opera del Teol. Can. Giovanni Boccardo Pievano del luogo. Il Pievano Boccardo prese in affitto dall’Avv. Comm. Augusto Clara, grande benefattore dei poveri, alcune stanze al primo piano in un suo casamento già antico filatoio. Il Clara conosciuto l’intento del Pievano fece riattare a sue spese le stanze necessarie al ricovero gli fece una generosa offerta. Da quel giorno coll’egregia sua consorte Carolina Bruno fu tra i più generosi benefattori della pia opera. I primi a entrarvi furono tre poveri. Le giovani del luogo che si erano offerte a lavorare il corredo della biancheria, si offersero anche a servire i tre vecchi. Libra Domenica di Giov. Batt. e Carlotta Fontana di Andrea il 21 novembre 1884 furono le prime a dedicarsi perennemente al servizio dei poveri, facendo con loro vita comune. Il Dott. Luigi Berlenda offrì gratuitamente l’opera sua. Coll’incoraggiamento del Cardinal Alimonda Arciv. di Torino e il consiglio di Don Ignazio Canavera e di Don Bosco fondò le Suore di S. Gaetano per accudire i suoi ricoverati. Diede loro una divisa e una regola approvate dall’Arciv. Mons. Davide Riccardi e dal Card. Richelmy. Le povere Figlie di S. Gaetano si sparsero poi nel Piemonte e nell’Italia e l’Ospizio di Pancalieri rimase casa madre della Congregazione fino al 1927. Nel 1885 si compò la casa dell’attuale Ospizio, che poco per volta raggiunse le proporzioni e la forma attuale. (Vaudagnotti, Vita del Can. Boccardo).
L ‘ OSPEDALE Venne principiato il 5 luglio 1790 su disegno dell’Architetto Giulio a spese di Giovanni Battista Rivolta speziale di Pancalieri. Fu ultimamente ampliato e rimodernato e benedetto il 28 ottobre 1933 da Sua Em. Il Card. Maurilio Fossati, Arcivescovo di Torino.
L ‘ ASILO Nel 1875 sotto la presidenza del Pievano Don Giov. Pietro Camerlo si formò un comitato di 170 azionisti e con il generoso concorso di Vittorio Emanuele II e delle Altezze Reali il Principe di Carignano e il Duca d’Aosta e di altri Enti civili e religiosi si fondò l’Asilo infantile. IL Cav. Avv. Alessandro Clara, sindaco di Pancalieri ottenne il 6 maggio 1875 il regio decreto di erezione in ente morale con approvazione dello statuto organico. Venne aperto il 18 gennaio 1876 nel locale della Congregazione di carità gratuitamente, e affidato alle RR. Suore Giuseppine di Pinerolo. Lasciarono all’Asilo legati testamentari: il Cav. Alessandro Clara, Sig. Paolina Clara Paliotti, il Cav. Giacomo Andrea Oddono, il Dott. Giov. Oddono, il Comm. Avv. Giuseppe Inviziati, il Can. Giacomo Antonio Gamba, e il Sig. Giuseppe Pensa. (Can. Giov. Boccardo, Discorso nel Decennio dell’Asilo).
CASE RAGGUARDEVOLI Nel 1791 erano elencate in Pancalieri come case ragguardevoli quelle: del Conte Bernardino Nicolao Morra di Carpenea, dell’Avv. Carlo Bonaudo, del Dott. Domenico Bonaudo e suo fratello Gian Battista, del notaio Gerolamo Ruscasio, dell’Avv. Giulio Oddono, del Sig, Pietro Antonio Caligaris che possedeva un filatore e la filatura, dei Sig. Rivolta, Debernardis, Gamba, Ghigo, Agnelli, Andreis, Cappello, Ferrero e Riccardi. (Grossi, Corografia della Prov. Di Pinerolo, Pancalieri). |
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