Scuola Tipografica dell’Oratorio

RIVA presso CHIERI  -  Torino 1948

 

P r e m e s s a

  

  Per compiacere il Rev.mo Pievano Don Lorenzo Cravero, di venerata memoria, ho raccolto da alcuni anni notizie storiche su Pancalieri: Le pubblico ora perché possano servire di traccia a quanti vorranno studiare più a fondo la storia di questo importante centro.    Inserisco pure notizie storiche su Castel Rainero, mia borgata natia, la più importante di Pancalieri.

  Il lavoro sarebbe riuscito più esteso e abbellito di figure se non mi fossi trovato nella necessità di pubblicarlo comunque, per non avere l’apparenza di aver copiato da altri quanto è invece frutto di non brevi e facili ricerche personali in archivi e opere consultate. E per non farmi bello coll’abito di altri, se anche di proprio si aggiungono le frange, ho avuto cura di citare le fonti più importanti da cui ricavai questo sunto di notizie; poiché la storia non si inventa, ma ci viene tramandata dai documenti raccolti pazientemente da altri a cui dobbiamo riconoscenza, e dai monumenti e rovine del passato.

   A quanti avranno la pazienza di leggere quanto segue, la mia gratitudine e benevolenza.

BIBLIOGRAFIA

Archivio Arcivescovile di Torino

 Comunale di Pancalieri

Camerale di Stato, Torino

 Parrocchiale di Pancalieri

 Marchesa Della Valle di Pomaro, Torino

AUDRITO, CAUSIDICO: Cronaca di Virle, Torino. 1866 Tip.Faletti

BERNOCCO GINO, Storia Vezza d’Alba

BOCCARDO Can. GIOVANNI, Discorso letto all’asilo 23-7-1885.

CERVA Can. GIOV. BATTISTA, Storia di Casalgrasso

CAFFARO Can. PIETRO, Storia della Chiesa Pinerolese

CARRUTI DOMENICO, storia di Pinerolo

CASALIS, Dizionario Storico Geograf. Antichi Stati Sardi

CHIUSO Can. TOMMASO, Storia Chiesa in Piemonte

CUNIBERTI Sac. NICOLAO, Storie di Lombriasco, Revigliasco e Brandizzo.

BERLENDA Dott. LUIGI, Relazione del colera a Pancalieri

DELLA CHIESA Mons. FRANC. AGOSTINO, Corona Reale

GABOTTO FERDINANDO, Cartario di Pinerolo. Carte inedite del Pinerolese; Inventario; Regestum Archivio Municipale di Moncalieri;

L’età del Conte Verde; Regesta dei Marchesi di Saluzzo (S. S. S.)

GUASCO FRANCESCO, Dizionario Feudale (S. S. S.)

GROSSI AMEDEO, Corografia Città e Provincia di Pinerolo

(Stamp. nel 1800)

MATTALIA Mons. PASQUALE, Storia di Vigone

MONTU’ GIOV. BATTISTA, Memorie Contagio in Piemonte (1630-31)

MANNO ANTONIO, Bibliografia di Paesi Sardi

OSCAR PIO, Storia Dinastia Sabauda

PROMIS DOMENICO, Cronaca di Gian Bernardo Miolo in Miscellana Storica Italiana

ROVERE DOMENICO, Il Piemonte: Pancalieri, Ms. In. Arch. Di Stato XLII

TESAURO, Storia Comp. Di S. Paolo; Ruolo dei Cavalieri Gerosolimitani

VAUDAGNOTTI Can. Attilio, Vite dei Canonici Giovanni e Luigi Boccardo

MICHELE PELLEGRINO, Vita del B. Ancina, Vita del Ven. Ascanio dei Marchesi di Ceva.

BROSSA Baldassarre, l’antica Parrocchia territoriale di Bra

Vita del B. Sebastiano Valfrè (Stamp. Vimercati Torino 1748).

 

IL  LUOGO

Pancalieri è un grande centro agricolo di 2171 abitanti, a m. 243.85 sul livello del mare, che giace in perfetta pianura alquanto inclinata verso il Po, distante Km 31 da Torino.

Di giornate 4312,37, il suo territorio fertilissimo è coltivato a menta (di cui è il centro principale, grano, meliga, fieno e canapa. Quest’ultima vi cresce robusta, tanto che con un antico contratto, Pancalieri si obbligava a fornire al Governo Sabaudo del cordame per le navi ed i marinai chiamavano senz’altro "Pancalere" sartìe fatte con essa.

Le medesime coltivazioni si hanno a Castel Rainero, il cui territorio pure fertilissimo misura 428 giornate, mentre il vicino Borgonuovo ne misura appena 100. Le due borgate fanno ora parte del comune di Pancalieri, mentre in antico Castel Rainero era un feudo indipendente e Borgonuovo appartenne or a Pancalieri e or a Castel Rainero.

IL  NOME

Il nome di Pancalieri chi lo fa derivare dalla famiglia dei Caleri che avrebbero avuto dominio su questo luogo; chi dalla leggenda di un bimbo affamato che non potendo arrivare al graticcio del pane troppo in alto avrebbe detto in dialetto piemontese: Pan calè (Pane discendete), da cui Pancalè, Pancalieri; ma l’opinione più probabile è quella che lo fa derivare dalla configurazione del luogo, che è un piano calante verso il Po, da cui Piano Calerio, cioè piano che cala, come Moncalieri vorrebbe significare monte che cala. Il nome primitivo era Pancherade, Pancarae; poi Pancalarium, Pancalieri.

Castel Rainero invece opino che derivi senza alcun dubbio dal castello di un certo Rainero, signore del luogo, e probabilmente uno dei Romagnano.

 

VICENDE    STORICHE


VAGENNI, GALLI e ROMANI

Allorchè il Piemonte non era che boscaglia e palude, ove risuonava frequentemente il ruggito dell’orso, questi luoghi venivano invasi dai Liguri-Vagenni che ne furono i primi abitanti, e poi dai Galli che vi avrebbero fabbricati i primi forti o castelli; subirono l’influenza di Roma, poiché nell’agro Pancalierese si trovano antiche armature Romane e monete coll’effige di Diocleziano, Gallieno, Aureliano, Antonino e Valeriano Imperatori.

In Pancalieri una via è ancora detta Romana e una regione chiamata "Justitie" (luogo dove forse si amministrava la giustizia. (Casalis, Stroffarello, Mattalia, op. cit.)

I  LONGOBARDI

Dopo l’invasione dei Galli avvenuta circa il 589 a.C.; dopo l'evangelizzazione cristiana che dovette avvenire assai presto, data l’importanza e romanità di questi luoghi, per opera forse dei SS. Calimero, Dalmazzo, Siro, Eusebio e Martino di Tours o loro seguaci; noi dobbiamo portarci all’invasione dei Longobardi avvenuta nel 568 dopoCristo, provenienti dalla Germania e guidati da Alboino loro Re.

Alcuni furono uccisi dagli invasori, altri fuggirono; pochi rimasero a coltivare i terreni, che ritornarono in breve a rivestirsi di boscaglie, paludi, rigagnoli, gerbidi e pascoli.

CURTIS DE PANCALERE   Si chiamò così il villaggio di Pancalieri sotto i Longobardi. La corte era una cittadella fortificata con Castello mura bastioni e fossati, dove abitavano i Signori vassalli e costituiva con la Pieve sorta pure in questi tempi, il centro delle case (fatte allora di terra, assicelle, rami, tronchi e paglia) dei coloni e villici da loro dipendenti.

In una carta di Federico Imperatore del 1159 in favore del Vescovo di Torino è pure nominato un monticello: "Curtem de pancalere cum plebe et toto monte" (Gabotto e Barberis: Carte arch. Arciv. Torino Doc. XXIV pag. 21).

CARLO  MAGNO

I Longobardi furono vinti da Carlo Magno che nel 772, superate le Chiuse, venne in Italia coi suoi Franchi, atterrò la potestà dei Duchi e divise il Piemonte in cinque contee che assegnò ai più fedeli dei suoi compagni.

Pancalieri rimase compreso nella contea di Torino, compresa in quella di Susa, che si estendeva da Sestrières e Moncenisio fino a Curte Dulfia ossia Brandizzo.

FEDERICO  BARBAROSSA

Nella guerra fra Federico Imperatore di Germania, detto Barbarossa, e le città lombarde Umberto III di Savoia si schierò dalla parte dei liberi Comuni. Federico Barbarossa tolse allora a Umberto la sovranità e i diritti sulla contea di Torino, per darli a Carlo Vescovo di Torino che teneva per lui.

Umberto di Savoia dichiarò guerra al Vescovo di Torino e al Marchese di Saluzzo. Le due armate si incontrarono così nel 1173 presso il castello di Pancalieri e la cascina Ruscalla. La battaglia fu dura e sanguinosa: Tommaso I di Savoia successo a Umberto, ottenne, per mezzo di Bonifacio di Monferrato suo Zio, la liberazione del bando imperiale che aveva colpito suo padre nel 1188.Ma Arduino Vescovo di Torino oppose a Tommaso i privilegi concessigli dal Barbarossa. Si venne ancora alle armi; Arduino fu vinto, fatto prigioniero, e perdette la Signoria su Torino, Pancalieri e altri paesi.

L’ASSEDIO  di  PANCALIERI

Giacomo di Acaia, signore del Piemonte in lotta col Marchese di Saluzzo, nel 1364 venne personalmente a mettere assedio a Pancalieri con due troie e tre trabucchi e chiese grandi rinforzi di uomini per erigere dinanzi al castello una bastia e scavare un fosso largo venti piedi e profondo un tiro di trabucco, per questo lavoro si richiedevano 60 uomini ogni dodici tiri di trabucco in lunghezza.

Baldassarre di Galbiate, ambasciatore di Barnabò Visconti di Milano, Bonifacio della Motta, rappresentante di Amedeo VI di Savoia detto il Conte Verde, vennero in Piemonte per stipulare con Giacomo d’Acaia una tregua di otto mesi. Vi riuscirono il 14 aprile alle seguenti condizioni; 1) Che nessuno offendesse le terre e persone del Marchese di Saluzzo e suoi aderenti; 2) che nessuno entrasse in Pancalieri, Polonghera, Villa e Lagnasco; 3) che nessuno potesse dimorare in questi luoghi con o senza mercanzie; 4) che solo i Romagnano potessero circolare liberamente nel territorio di Pancalieri e Castel Rainero; 5) che nessun uomo e signore dei suddetti quattro paesi potesse fermarsi a far mercato nelle terre degli Acaia e i suoi aderenti; 6) che tutti quelli del Marchesato di Saluzzo potessero venire nei paesi degli Acaia, ad eccezione dei quattro suddetti.

Dalla parte del Marchese di Saluzzo erano: Manfredo, Teodoro, e Galeazzo di Savoia; Federico, Priore di Murello, i signori Faletti e Provana, l’abbate di S. Costanzo di Dronero coi loro uomini.

Alleati del Principe di Acaia erano: il Siniscalco e la terra Regia; i Vescovi di Asti, Alba e Torino con le loro terre, sudditi e vassalli; il Prevosto e la villa di Lombriasco.

Passati gli otto mesi Giacomo d’Acaia riprese l’assedio e nel 1365 a capo del suo esercito annunzia al Castellano, esercito, Consiglio, Giudici e savi di Moncalieri che si trovava dinanzi a Pancalieri con due troie e tre trabucchi per espugnare quel luogo. Li sollecitava quindi ad inviare rinforzi e ordinava di far venire tutti gli uomini rimasti a casa, sotto pena di venticinque fiorini a testa, per poter circondare col suo esercito Pancalieri in modo che non potesse più uscire persona viva. Ordinava pure di portare delle pietre al suo esercito, volendo erigere la bastia dinanzi al castello di Pancalieri; i lavoratori coi necessari strumenti dovevano trovarsi per l’indomani sul luogo. (Gabotto Somm. Arch. Com. Monc. E Misc. It. Vol. V Sez. III).

I  VISCONTI  di  MILANO

Coll’amicizia dei Marchesi di Monferrato e di Saluzzo in lotta con Giacomo di Acaia, avevano occupato alcune terre del Piemonte fra cui; Lombriasco, Cavallermaggiore, Levaldigi ecc. e avevano conseguito la superiorità sui luoghi di Pancalieri e Polonghera. L’undici aprile 1379 Barnabò Visconti faceva donazione di detta superiorità sui luoghi di Pancalieri e Polonghera al Conte Amedeo di Savoia, ordinando ai feudatari di detti luoghi di riconoscere il Conte e prestare a lui quella fedeltà che erano tenuti a prestare ai Visconti di Milano.

Nel 1448 Francesco Sforza, Signore di Milano, ricevette Guglielmo di Monferrato e promise di dargli molte terre e aiutarlo nella conquista di altre fra cui i feudi dei Provana con Pancalieri e Polonghera.

OCCUPAZIONE  degli  ACAIA

Fra Antonio Provana Cavaliere di Rodi e suo cugino, signori di Pancalieri, rimasero fedeli a Tommaso di Saluzzo nelle differenze che questi ebbe con Lodovico d’Acaia. Anzi ricorsero al signore di Milano perché mandasse a loro aiuti in danno del Principe di Acaia. Lodovico si sdegnò aspramente per questo e spedì nel 1409 contro i due Provana buon nerbo di truppe sotto la scorta di Boccicaldo Generale dei Francesi, che l’anno prima si era alleato con lui. Sconfisse i due Provana e li respinse al di là dei monti. Allora Lodovico Costa di Chieri, coll’esercito del principe Ludovico, venne ad occupare il Castello di Pancalieri. Pancalieri si arrese nel 1410. La resa diede argomento ad una poesia in dialetto, che si conserva manoscritta negli Archivi di Torino e venne stampata da Datta nella Storia degli Acaia e riprodotta dal Vallauri nella Storia della poesia in Piemonte:

Que tuyt temps era fronter

E de tute mal ne stay fontana

Per mantenir la baussana,

E al pays de peamont trater darmage

E li seignour de chel castel naven lo curage,

Ora le bon princi de la Morea Luys

E li a descazà e honorevolment conquys

Que ogla so ost ferma

E tut entorn environa

De gent dapè e de gent d’arme

Un’erent trey conglant e quattre bombarde.

Ma per la vertuy de Madona Luysa

Chel castel a cambia devisa

Se che l’an mille CCCCXIII hore

Lo mercol a dy vint nof de ottoure

Chil de castel se sont rendù

E a la mercy del dit Princi se son metà

Que gli a dintre sue gent manda

E la sua bandiera su lo castel an an butà,

La qual na la banda brocca traversa

En criant aute vox mica lo princi e part versa

Al qual Dieu per la sua bontà

Longament dea vittoria e bona santà.

(Casalis, op. cit.)

Ludovico d’Acaia conquistato Pancalieri, con atto del 1411 lo dona a Filippo suo figlio naturale insieme con Osasio e Castel Rainero e il 14 febbraio 1416 lo donò ad un altro figlio naturale di nome Ludovico. L'investitura avviene nel castello di Pinerolo alla presenza di Manfredo Marchese di Saluzzo, Pietro Beggiamo, Francesco Devalderario e il Tesoriere Ludovico Costa (Casalis, op. cit.).

Gli  STATUTI  di  PANCALIERI

Furono pubblicati e posti in osservanza il 31 agosto 1433.

Incominciavano così: "Stabilita fuerunt, et sunt pro comune, hominibus et universitate loci Pancalerii, ad gloriam Sancti Nicolai patroni et protectoris Pancalerii, ad statum et exaltatione Illustrissimi Principis et Excellentissimi Ducis Sabaudiae, et pro Domino Ludovico de Acaja, Domino Racconixii, Caburri et Pancalerii. (Furono stabiliti e sono per il comune, uomini e per tutto il luogo di Pancalieri, a gloria del patrono S. Nicolao, protettore di Pancalieri, per lo stato ed esaltazione dell’illustrissimo ed eccellentissimo Duca di Savoia e per il Sig. Ludovico d’Acaia, signore di Racconigi, Cavour e Pancalieri).

Erano scritti tutti in latino e trattavano: Anche le feste da celebrarsi solennemente in Pancalieri oltre quelle consuete della Chiesa. La festa più solenne che si celebrava era quella di S. Nicolao. Chi non le osservava era soggetto a multe. Così pure venivano multati chi bestemmiava il Signore, la Madonna e i Santi. Altri articoli riguardavano altre mancanze di furto, violenza ecc. In breve gli Statuti avevano regole per il buon governo e funzionamento di un paese cristiano per bene.

SACCHEGGIO  e  BARBARIE

Nel 1486 Claudio di Savoia, Signore di Racconigi, Pancalieri, Cavour, Osasio e Castel Rainero, si collegò col Marchese Ludovico di Saluzzo per marciare contro il Duca Carlo di Savoia e invadere il Piemonte.

Claudio aveva già occupato Sommariva e Fortepasso, quando il Duca di Savoia per vendicarsi gli piomba addosso con un esercito di 25.000 uomini. Occupa Pancalieri, prima piazza di Claudio e la fa saccheggiare barbaramente dalle sue truppe: in men che si dica le case furono preda delle fiamme, la gente in preda alla disperazione e al terrore; i soldati del Marchese di Saluzzo che presidiavano Pancalieri vennero tutti impiccati alle porte del villaggio, e al comandante Manfredo di Beinasco fu tagliata la testa e portata in trionfo come trofeo di vittoria.

 

I  FRANCESI

La guerra tra Francesco I di Francia e Carlo V imperatore per la successione del Monferrato, che secondo antichi patti spettava al Duca di Savoia, si svolse quasi tutta in Piemonte. L’11 Febbraio 1586 l’esercito di Francesco I occupò la Savoia, Pancalieri e le altre terre del Piemonte. Il Duca Carlo III, da Vercelli dove era fuggito, scrisse per aiuti a molti amici. Gli Sforza di Milano mandarono a lui 2000 uomini, quelli di Berna e di Friburgo 2000 Svizzeri, il Conte di Gruere e quel di Oronte suo fratello 1200 soldati, Amedeo di Valperga 50 uomini d’armi e quei di Vercelli 100. Con queste forze il Duca di Savoia riconquista nel 1536 Pancalieri ed altre terre, che però ricadono ben presto in mano al nemico. Il Conte di Pancalieri Ludovico di Savoia fu lasciato a Torino a capo del presidio, ma di lì fuggì il 25 marzo 1537 e si rifugiò con la famiglia e alcune squadre imperiali a Vercelli. Il misero Piemonte rimane occupato dai Francesi e parte dagli Imperiali che vi rimasero per lungo tempo guerreggiandosi fra loro. Nel 1543 Pirro Colonna cittadino Romano comandante le truppe imperiali, Cesare Napoletano e Carlo Gonzaga prefetto dei Cavalieri, si fermarono a Vigone. Attaccata battaglia, i Francesi occuparono Pancalieri Piobesi e Virle coi loro castelli e si aggirarono per parecchi mesi coi loro eserciti in Pancalieri, Vigone, Carignano, La Loggia, Cercenasco, Carmagnola ecc. finchè nella celebre battaglia di Ceresole i Francesi vinsero gli imperiali e riconquistarono Pancalieri e le terre perdute. La battaglia di Ceresole ebbe luogo il 14 aprile 1544 e i Francesi erano comandati dal Duca d’Enghien. Col trattato di Crespy a ciascuno fu restituito il suo.

 

Il  SIGNORE  di  PANCALIERI  IMPRIGIONATO

Nel 1551 furiosamente si riaccese la guerra fra Enrico II di Francia, successo a Francesco I e Carlo V di Germania. I Francesi erano comandati dal Maresciallo Brissac, i Tedeschi e gli Spagnoli da Ferrante Gonzaga.

Il 23 Maggio 1554 verso mezzogiorno il Signore di Pancalieri e di Racconigi, Filippo di Savoia, venne preso fra Pancalieri e Vigone, e con Basilio Greco, ex Abate di Caramagna e Gregorio Marchisio di Vigone, venne condotto prigioniero nella fortezza di Volpiano, tenuta dagli Spagnoli. (Miolo). Il ducato di Savoia poteva dirsi distrutto; le sue sparse membra erano occupate di qua dell’Alpi da Spagnoli e Francesi, di là da Francesi e Svizzeri. (Oscar Pio). Durante queste guerre le truppe Piemontesi erano accampate a Pancalieri: in questo tempo fu derivato un canale dalle acque del rivo Angiale, che porta ancora il nome di bealera di Savoia, e serve ora a irrigare i prati.

 

ORDINATI  della  COMUNITA’

Restaurato il ducato Sabaudo da Emanuele Filiberto, il successore Carlo Emanuele di Savoia, riprese la guerra contro Enrico IV di Francia alleato coi Tedeschi. Nel 1592 Lesdiguierès generale Francese, assalì fieramente il Piemonte, occupando Bricherasio e Cavour. La lotta durò nelle nostre terre fino al trattato di Vervins, nel 1598. Intanto il comune per salvaguardare Pancalieri ordinava: il 14 giugno 1594 di far barricare nelle strade e fortificare il castello e preparare gli archibugi; stante i pericoli di guerra, per difendersi dalle scorrerie dei Francesi, si deputavano 12 abili guardie in difesa del castello. Il 28 dello stesso anno il consiglio comunale ordina di incaricare un provveditore della biada,fieno, pane, vino e altre cose necessarie al mantenimento della compagnia di guardia del castello di None. Il 10 gennaio 1595 vengono scelti 50 soldati in ordine di guerra per difendere la porta della Comunità: i soldati son tutti nominati nel verbale. Il 16 dello stesso mese altri 50 vengono scelti per difendere i forti di Vigone e Macello. Nel 1598, il 13 dicembre, il consiglio comunale proibisce seriamente di uscire di notte dal paese, eccetto che per certi motivi . . . . . e ordina che tutti devono passare per entrare e uscire per i "quadri" (cioè porte) del paese;di suonare ogni sera la ritirata a un’ora e mezza di notte con "cinquanta botti" di campana. Chi non fosse entrato o uscito da Pancalieri per le porte stabilite o altri luoghi dopo il suddetto coprifuoco, incorreva nelle pene stabilite. I quadri o porte stabilite per entrare o uscire da Pancalieri erano: la porta di S. Rocco della Pieve, della Ressia e altre.

Ad ogni porta vi era una guardia di giorno e di notte; due altre guardie "campari" (campestri) dovevano vigilare giorno e notte per l’osservanza di tali ordini. Dell’8 dicembre dello stesso anno si ha una lettera della Marchesa di Racconigi che domanda al comune di Pancalieri qualche cosa di elemosina essendo tempo di contagione. La comunità di Pancalieri manda "due carrate" (carri carichi) di grano bello" per amor di Dio e le imbarca sul Po. Per ordine del cancelliere magistrato della pubblica carità, manda pure quaranta sacchi di grano, al Valentino di Torino da pagarsi sei mesi dopo cessato il contagio.Il 7 gennaio 1599 il duca di Savoia ordina al Comune di Pancalieri di prendere delle barche a Moncalieri per condurre sul Po un dato numero di quintali di grano per suo conto.  (Queste notizie sono state raccolte dal Pievano Giovanni Boccardo).

 

LA  PESTE

Morto l’ultimo dei Gonzaga Marchesi di Mantova e Monferrato, risorse la guerra per la successione di Monferrato. I Francesi che sostenevano il Duca di Nevers contro i Savoia, nel marzo del 1629 occupavano Susa e il 28 luglio Vigone, Pancalieri, Lombriasco e altre terre portando la peste e la carestia. Il vino ascese a cinquantasette lire la brenta e il grano a cinquantasette lire l’emina. (Miolo: Cronaca). La peste aveva già desolato il Piemonte nel 1598 e 99, ma nel 1630 fu tanto crudele che "molte persone mentre camminavano e discorrevano cadevano morte come percosse dal fulmine, altre avevano tempo di chiedere una seia e subito morivano senza alcun segno esterno del morbo; altre erano gravate di carboni, bubboni, tacche e patecchie" (Bernocco, op. cit.). Per paura di incontrare la peste si dava da bere agli appestati con una lunga pertica munita di un recipiente in punta. (Audrito, op. cit.). Gli appestati giacevano abbandonati qua e là nelle case, per le vie e nei boschi. I cadaveri insepolti e in vari luoghi ammontichiati esalavano esiziali fetori. (Bernocco op. cit.). Dai libri comunali di Pancalieri risulta che la peste ebbe ivi origine dai Tedeschi quivi stanziati circa il 21 maggio 1630. Il morbo fu tanto crudele che pochi restarono vivi. Dai manoscritti dei Cappuccini si legge: "Il povero Pancalieri è distrutto dalla guerra e ormai dalla peste, essendo morti prima quei della plebe e ora quasi tutti i principali". I sindaci di Pancalieri con una lettera del 12 novembre 1630 domandarono aiuto al provinciale dei cappuccini deplorando la miseria di questi abitanti che da quattro mesi sono restati senza Messa e senza confessioni. In altro luogo si legge: "Pancalieri è all’estremo" (Casalis – Montù, arch. Conv. Capp. Madonna di Campagna Torino Pag. 20 e 21, 56. 65). Morirono di peste il Pievano D. Graziolo, tutti i sacerdoti e Cappuccini. Dai registri Parrocchiali risulta che i morti furono: 15 in aprile 40 in maggio, 52 in giugno, 42 nella prima metà di luglio. L’ultimo battesimo è registrato il 9 aprile 1630; l’ultimo matrimonio assistito da D. Graziolo l’11 febbraio 1630; se ne ha poi un altro il 30 novembre 1630 assistito dal pievano Putens. Vi è poi nei registri una lacuna fino all'’11 Agosto 1631. (Arch. Parr).

 

PANCALIERI  OCCUPATA  dai  FRANCESI

L’armata dei Francesi si tratteneva a Pinerolo, quella dei Savoia era fortificata in Pancalieri, il 20 agosto 1630 il duca Vittorio Amedeo si oppone al passaggio dei Francesi al ponte di Carignano. Distrutto il ponte, le due armate si trovano separate dal fiume. Quella dei Francesi si ritira in Pancalieri e Virle (presso la cascina S. Paolo), in attesa dell’arrivo delle truppe condotte dal maresciallo Descomberg. In questa occasione i Francesi dopo aver occupato Pancalieri incendiarono il forte Castello che sorgeva a mezzodì e di esso non lasciarono più che rovine (Audrito, op. cit.).

 

SACCHEGGIO  e  DEVASTAZIONE

Nel 1690 scoppia la guerra per la successione di Spagna. Pinerolo cade nelle mani di Luigi XIV che spadroneggia in Piemonte.

Perduta la battaglia presso Staffarda da Vittorio Amedeo di Savoia, l’armata Francese si rovescia su Villafranca, Pancalieri, Lombriasco ecc. portando il terrore e la devastazione. Castel Rainero vien dato alle fiamme e distrutto. "Se le furie infernali, scrive il Bolla, fossero uscite dagli abissi colle fiaccole a incendiare il paese, non vi avrebbero fatto più guasto che i soldati del generale Catinat. Fumavano le terre raccolte, fumavano i casolari sparsi . . . e chi non era presto ad obbedire pagava la resistenza col sangue." Vittorio Amedeo riprende la guerra contro i Francesi nel 1703. Dopo varie peripezie, col sacrificio eroico di Pietro Micca, riporta una strepitosa vittoria sulla Francia nel 1706. Fallito il tentativo di prendere Torino, l’armata Francese si riversa sulle nostre terre ed a Brillante dove si ferma dal giugno a luglio fa scorrerie e devastazioni sui territori di Lombriasco, Castel Rainero, Pancalieri e fino a Casalgrasso, ma senza oltrepassare il Po, distruggendo e rubando grani, fieni, canape e marsachi. (Cuniberti, Storia di Lombriasco). L’armata Francese era capitanata dal generale La Feuillade.

 

IL  COLERA

Nel 1854 infierì in Pancalieri il "cholera morbus" menando considerevole strage. Si ripetè dal luglio al settembre 1884 mietendo una cinquantina di persone. Al lazzaretto di Pancalieri si distinsero nell'assistenza ai colerosi le Suore Giuseppine e i Sacerdoti della Parrocchia. I colpiti furono 62, fra cui il nonno di chi scrive Tuninetti Nicolao fu Antonio. (Dott. Berlenda, op. cit.)

 

 

IL  CASTELLO

Era situato a mezzogiorno del paese nel campo adiacente alla distilleria Charles, detto appunto "campo del castello". Quivi furono trovati e si trovano tuttora mattoni e materiali di costruzioni antichissime. I Galli valicate "invias alpes" (le inaccessibili Alpi) e invaso il Piemonte nel 580, si vuole da alcuni storici che fra i primi forti o castelli, abbiano fabbricato pure quello di Pancalieri. Penso che non sia da escludere senz’altro questa asserzione perché le murature romane verificate potrebbero aver sostituite, o fortificate quelle dei Galli. Nella demolizione del Castello si sarebbe trovato una moneta dell’Imperatore Commodo, che regnò dal 180 al 192 dopo Cristo; altre monete degli Imperatori Diocleziano, Gallieno, Aureliano, Antonino e Valeriano ritrovate nel territorio provano che i Romani ebbero molto da fare a Pancalieri e che Pancalieri doveva essere in quei tempi un centro molto importante. Il castello di Pancalieri è nominato nelle carte di Federico Barbarossa in favore dei Romagnano nel 1163. Era molto vasto e di grande importanza, cinto da poderose mura e profondi fossati, Incominciò a decadere nel secolo XII e decadde intieramente nel XIII a causa delle molte guerre che vi si combatterono. Venne ricostruito in seguito e nei secoli XIV, XV e XVI lo troviamo fra i più importanti del Piemonte, munito di torri, bastioni e fossati tanto da poter resistere ai frequenti assalti nemici di cui si è detto nelle pagine antecedenti. Nella camera maggiore di esso il 19 ottobre 1400 riceveva l’investitura Valeriano figlio di Tommaso Marchese di Saluzzo. A causa delle inondazioni, pestilenze e guerre decadde nuovamente, finchè nel 1630 venne incendiato dai Francesi e poco vi rimase. In principio nel 1800 fu demolito completamente e coi mattoni si fabbricò il cosidetto "Ghetto degli Ebrei". Il Pievano D. Cravero ritrovò un quadro del castello che si conserva ora in casa parrocchiale. Nel castello vi era pure la cappella gentilizia; l’icona di quella cappella andò in possesso di un certo Antonio Ponte.

 

IL  CASTEL  RAINERO

La sua costruzione, se non è anteriore, risale almeno al secolo XI, perché nel 1163 Federico Barbarossa lo conferma a favore di Guido e fratelli Romagnano. Era Castel Rainero un feudo rustico e indipendente, munito di torri e recinto. Anche qui avvennero sanguinosi scontri e combattimenti, nel 1163 e 1165; così pure nelle continue guerre successe prima del 1409 contro Osasio e Castel Rainero muniti di rocche.

Trovandosi poi Castel Rainero e Osasio assai decaduti per le continue guerre, furono riuniti alla giurisdizione di Pancalieri, dalla quale furono di bel nuovo separati appena poterono risorgere a migliori condizioni. Nella regione Podi, propriamente riconosciuta dalla storia col nome di Podio di Castel Rainero, detta ora altura dei Podi, oltre la bealera della Viassa, alcuni frantumi di antichi mattoni e vecchie armi e vari altri vetusti arnesi, come ancora ossa di cadaveri che di tempo in tempo si rinvennero, inducono a credere che in questo luogo fosse stanziata della truppa e siano venuti fatti d’armi negli anni 1165 1410 e 1486 in cui successero diversi combattimenti contro Pancalieri mossi dal Principe d’Acaia e dal Duca di Savoia.

Questo sito sul cammino fra Virle e Castel Rainero, rialzato e sano era infatti adatto al bivacco delle truppe, mentre dalla parte di Castel Rainero e Pancalieri le terre erano paludose e non adatte allo stanziamento di truppe. Castel Rainero venne preso dai Francesi sul finire del secolo XVII, dato alle fiamme e distrutto.

L’attuale castello, ora in decadenza e disabitato, venne costruito all’inizio del secolo XVIII, da Antonio Turinetto di Priero e la costruzione venne a costare £. 10.000. Il valore del feudo di 428 giornate era di 79.000 lire. Verso la fine del secolo scorso si ricostruì il muro a notte della scuderia e cucina del castello. Nel suo antico recinto si vedono ancora la ghiacciaia, la peschiera e qualche rudero. Rimane inoltre dell’antico Castel Rainero la casa Vallero, che era forse l’abitazione di qualche nobile Consignore del luogo. Si scoprono talora nei campi vicini rottami e fondamenta di antiche costruzioni distrutte. Vi era pure un’altra cappella, ora scomparsa, dedicata a S. Pietro d’Alcantara, pavimentata, col solaio e i muri imbiancati, ampia e decente, situata sul crocicchio della via Castel Rainero, Lombriasco, Osasio, ora detto "Le Pere". Era di proprietà del conte Brichanteau di Orio, consignore di Castel Rainero. (Audrito, Casalis, Guasco, op. cit. Arch. Marchesa Della Valle Tor. e Arciv. Tor.).

Feudatari


 I  MARCHESI  di  SUSA

Furono i primi feudatari di Pancalieri e Castel Rainero. Dopo il 950 acquistò grande potenza nelle valli di Susa la famiglia degli Arduini. Uno di essi Arduino il Glabro, stabilì la sua dimora in Avigliana. A lui successe il figlio Manfredo; a questi il figlio Olderico Manfredo II che sposò Berta Contessa di Torino, e lasciò i suoi dominii alla figlia Adelaide celebre e pia Marchesa di Susa, la cui sorella Imilla fondò il monastero di S. Pietro di Musinasco presso Pancalieri: (Guasco, Gabotto, Rovere, op. cit.).

 

I  MARCHESI  di  ROMAGNANO

Provenienti da Romagnano nel Novarese possedevano già beni in Pancalieri fin dal secolo X, loro dati da Arduino il Glabro.

Nel 1163 ottennero da Federico Barbarossa l’investitura di Pancalieri e altri paesi lungo il Po e la conferma del feudo di Castel Rainero. Olderico Romagnano con la moglie Giulitta nel 1040 donò dei beni in Pancherate e altri al monastero di S. Silano in Romagnano. Succedono nel feudo Manfredo I, poi il di lui figlio Manfredo che col fratello Oliviero e i cugini Guido e Ardizzone donano nel 1153, centosessanta giornate di terra, bosco e gerbido in Pancalieri a Guglielmo, Canonico Prevosto di Cortevecchia. A Manfredo succede il cugino Ardizzone che nel 1163 dona quanto possiede nei ronchi di Pancalieri, l’isola del Po e altri beni alla chiesa di S. Maria in Lombriasco. Succedono Manfredo e Nicolò.

Il 6 ottobre 1334 Spagnolio Romagnano vende una quarta parte di Castel Rainero a Giacomo d’Acaia che a sua volta lo rivende il 6 ottobre 1334 a Bartolomeo e Riccardo Provana. I Romagnano avevano per arma una banda d’argento accompagnata da due filetti d’oro in campo azzurro. Manfredo II fu sepolto nella Parrocchia di Lombriasco, dove un’antica epigrafe ne ricorda le virtù e benemerenze. (Gabotto, Guasco, Mons. Della Chiesa, Cuniberti, op. cit).

 

I  VESCOVI  di  TORINO

Umberto III di Savoia perché partigiano dei liberi comuni fu privato nel 1159 dei diritti di sovranità sulla contea di Torino, in cui era compreso Pancalieri, da Federico Barbarossa, che li diede al Vescovo di Torino con un diploma in cui è scritto: "Diamo in diritto e dominio assoluto della chiesa di Torino il Castello di Pancalieri, con la pieve e tutto il monte . . .". Furono quindi signori di Pancalieri i vescovi Carlo I, Villelmo IV, Oberto, Carlo II, Amizo III, Milo Cardano, Arduino di Valperga che nel 1188, sconfitto dai Savoia, perde la signoria. (Arch. Arciv. di Torino).

 

I  MARCHESI  di  SALUZZO

Morta nel 1091 Adelaide di Susa, moglie di Oddone di Savoia, Saluzzo e gran parte dell’eredità di Adelaide passò al nipote Marchese Bonifacio del Vasto figlio di Berta sua sorella. Una parte di Pancalieri venne data dalla madre a Bonifacio del Vasto, che morendo nel 1135 lasciava i dominii in possesso indiviso di sei figli. Uno di questi, Manfredo I fondò il Marchesato di Saluzzo e possedette Pancalieri, in cui gli successero Manfredo II, poi Manfredo III, Tommaso I il di lui primogenito Manfredo IV, signore di Revello, Cervignasco, Scarnafigi, Cavallerleone, Ruffia, Polonghera. Egli sposa Beatrice figlia di Amedeo IV di Savoia e vende il feudo di Pancalieri ai Provana di Carignano. Manfredo IV è sepolto nell’Abbazia di Staffarda. (Enciclopedia, Guasco, Mons. Della Chiesa, Casalis, Gabotto, op. cit.).

 

I  PROVANA

Famiglia oriunda di Carignano che si scompone in vari rami: di Leinì, di Bussoleno, del Villar, del Sabbione, di Collegno . . . .

Hanno per stemma una vite carica di grappoli. Giunsero a possedere oltre cinquanta feudi fra cui parte di Pancalieri, di cui furono investiti nel 1335 dal Marchese di Saluzzo; Bartolomeo; Riccardo signore pure nel 1360 di Castel Rainero e Osasio e padre del Signore di Leinì, Giovanni nella cui sala maggiore del castello di Pancalieri nel 1400 avvenne l’investitura del Castello di Gerbola a Valeriano figlio naturale di Tommaso di Saluzzo. Ugonotto e Simonino fratelli il 24 maggio 1345 da Giacomo d’Acaia vengono investiti della sesta parte dei luoghi, castelli, giurisdizione, parrocchie, redditi e feudi di Pancalieri, La Motta e Castel Rainero tenuto dal loro fratello Bartolomeo; Tommaso, suo figlio Aicardino il 12 luglio 1375.

Ebbero pure il feudo di Castel Rainero, Giacinto Provana, morto nel 1372 e sepolto in S. Chiara di Carignano. Sul suo sepolcro venne retta una statua di marmo in abito di soldato con in capo le corna di caprone con cui incuteva nella zuffa maggior terrore ai nemici. (Arch. St. mazz. 7 n. ., Casalis).

 

I  SAVOIA - RACCONIGI

Il 12 agosto 1413 Ludovico d'Acaia infeudò il suo figlio naturale e omonimo Ludovico, nato a Napoli, dei castelli, luoghi, giurisdizioni, beni, redditi feudali di Pancalieri, Osasio, Castelrainero, Racconigi, Migliabruna, per sé e i suoi figli maschi, femmine, legittimi e naturali. I figli Ludovico e Francesco tennero il feudo in forma consortile. Nel 1503 Francesco abdica in favore di Claudio, che si rivela un feudatario attivo e impegnato, assieme al cugino Giovanfrancesco, fino alla morte avvenuta di peste nel 1522. La signoria passò quindi ad Antonio Ludovico, insieme con Bernardino. Quest’ultimo governò per sei anni ed ebbe cinque figli: Filippo, guida del partito filofrancese, Claudio, sommelier de corps del duca, Carlo, Francesco e Ludovico.

Pacificati e riottenuti gli antichi domini dopo l'occupazione francese (1536-1559), Emanuele Filiberto si preoccupò di recuperare anche la fedeltà dei suoi vassalli. Per questo Claudio il 22 ottobre 1561 dovette giurare solennemente di non riconoscer altro per sovrano che il duca di Savoia, revocando il giuramento che avesse eventualmente prestato ad altri. Nel  testamento istituì erede universale il fratello Filippo. Emanuele Filiberto amò circondarsi degli uomini più illustri di questo casato: Claudio di Pancalieri, Filippo di Racconigi e Bernardino II furono tra i suoi consiglieri più ascoltati e più stimati. L’ultimo dei signori di Racconigi fu Bernardino II, discendente di Filippo. Sposo di Isabella di Nicola Grillet, ricevette l’investitura di Racconigi e Migliabruna, riservati al primogenito, il 12 gennaio 1582. Indi ebbe le signorie di Cavour e Pancalieri il 27 maggio 1583, nella divisione con i consanguinei. Capitano degli arcieri di Carlo Emanuele I, morì, dopo una brillante carriera politica, vedovo e senza figli nel 1605. Il duca cede allora Pancalieri a Cesare De La Rivoire.

 

I  MARCHESI  di  LULLINO

Il 12 luglio 1616 Carlo Emanuele I vende il feudo a Gaspare di Lullino discendente dagli antichi Conti di Genéve, Cavaliere dell’Annunziata, signore di castelli in Savoia, nella Contea di Borgogna e di Fiandra, consigliere di Stato, Ciambellano, Governatore e Luogotenente Generale del ducato di Aosta e Canavese, Colonnello di tutte le guardie del Duca Carlo Emanuele e di 4.000 svizzeri. Suo figlio Cleriado fu consigliere di Stato, capitano delle Guardie e dei Gentiluomini arcieri, colonnello degli Svizzeri, Governatore del ducato del Chiablese ecc.; suo figlio Alberto Cavaliere dell’Annunziata, morì nel 1662 e il feudo di Pancalieri passò alla sorella Maria, dama di Corte di Madama Reale e moglie di Carlo Francesco Valperga conte di Masino, che rimasta vedova nel 1675 lascia il feudo alla duchessa Giavanna Battista di Savoia: nel 1688 la duchessa lo vende ad Ercole Giuseppe Ludovico Turinetto di Priero.

 

I  TURINETTO  di  PRIERO

Famiglia nobile e antica di Chieri, furono Marchesi di Priero e Cambiano, conseguirono i feudi di Cimena, Pertengo, Costanzana, Castel-Vairo, Berzano, Bonavalle, Castel Rainero; parte di Ostere e S. Severino, varie signorie negli austriaci dominii; fabbricarono splendidi palazzi in Torino e altrove e ricostruirono in ampia ed elegante forma il vetusto castello di Castiglione: Ercole Giuseppe Ludovico, che acquistò il feudo, era figlio di Giorgio Primo Presidente della Camera; fu grande amico e confidente del beato Sebastiano Valfrè, ambasciatore di Vittorio Amedeo in Inghilterra e Germania, ministro in Italia presso la S. Sede ecc. . . Morto Ercole nel 1726, suo figlio Giovanni Antonio, ne seguì le orme al servizio dell’Austria: generale di fanteria, ciambellano di Sua Maestà Imperiale e ambasciatore a Venezia e in Svizzera (morto nel 1757). Gli ultimi esponenti della dinastia prima della Rivoluzione Francese furono: Ercole III (1717-1781) e Gian Antonio Francesco Carlo (1762-1801). Essi avevano per stemma una torre rossa su cui poggia un uccello d’oro in campo d’argento. (Casalis).

 

SIGNORI  di  CASTEL  RAINERO

Oltre ai suddetti furono: Nazareo Bernardi detto Bernardone che nel 1433 dava in dote alla figlia Alisia sposa di Ugonardo Eimelina, un quarto di Castel Rainero. Nel 1505 ne possedevano la quarta parte i fratelli Lancelotto e Claudio di Lanzo. Il 2 giugno 1571 viene investita col marito Federico Ferrero Adriana Provana, che il 2 luglio 1619 ne lascia due terzi al nipote Sebastiano Valfrè Contadore. Avendo questi sposato in seconde nozze Isabella Della Rovere ottennero un terzo di Castel Rainero Francesco della Rovere e Fratelli, che il 14 agosto 1665 lo vendono ad Antonio Turinetto marchese di Priero. Il 20 agosto 1680 viene pure investito di una parte Giorgio Giuseppe Compans de Brichanteau. Nel 1794 troviamo consignori di Castel Rainero il conte Giuseppe Valfredi nativo di Chieri: nel 1797 Ippolita Graneri vedova del Conte Antonio. Nel 1800 il feudo perviene ai Roero S. Severino nella presona del Comm. D. Gregorio, gran Scudiere di S. Maestà, che nel 1812 compra un terzo dei beni di Castel Rainero dal Conte Emilio Valfredi per £. 32.000, beni ad Emilio pervenuti dalla divisione cogli altri coeredi della contessa Ippolita Graneri loro avia. Nel 1822 troviamo consignore Maurizio Compans de Brichanteau, nel 1841 la Marchesa Roero nata di Carpenetto e il Barone Garofoli; nel 1850 è usufruttuaria la Marchesa Matilde Roero S. Severino, e nel 1851 i conti Brignoni. Nel 1896 possiede Castel Rainero Gregorio Cavalchini Roero dal quale perviene alla vivente Marchesa Della Valle di Pomaro vedova Cavalchini. (Guasco, Casalis, Archiv. Di Stato, M. 7, Arch. Marchesa Della Valle).

Parrocchia, Chiese e Pievani


 

LA  PIEVE

Aveva significato di distretto nell’organizzazione ecclesiastica. Le Pievi, sorte nel periodo Longobardo – carolingio, avevano a centro la Chiesa Battesimale e comprendevano molte chiese e cappelle rurali, sul clero delle quali aveva giurisdizione il Pievano. (Brossa, op. cit.). Dove era situata l’antica Pieve di Pancalieri nominata nelle carte di Barbarossa del 1159 ? Era con tutta probabilità sul luogo dell’attuale cimitero, perché il ponte che vi conduce si chiama ancora adesso "Punt d’la Piè" (Ponte della Pieve) e la Commenda che sorge in seguito era detta Commenda della Plebe. A chi era dedicata l’antica Pieve ? Siccome in antico i cadaveri si seppellivano nelle chiese e attorno ad esse, potrebbe essere che la Pieve di Pancalieri fosse dedicata alla Madonna, perché nella carta di donazione del Marchese Giacomo Romagnano e sua moglie Agnese alla Chiesa di S. Giacomo dell’ospedale di Cortevecchia nel 1157 è nominata "una pezza di terra in cui si trova un cimitero dedicato a S.Maria con una casa situata in un luogo detto Rivoira che è in Pancalieri." (Gabotto) (Carte inedite e sparse del Pinerolese. S. S. S.)

 

LA  COMMENDA  dei  CAVALIERI  GEROSOLIMITANI

Sorse intorno al 1400 sul luogo dell’attuale cimitero e da essa dipendeva Valmala in Val Varaita. I Commendatari delle vicine Commende di Pancalieri e Murello ebbero parte attiva negli avvenimenti di quel tempo. Ecco l’elenco dei Commendatari di Pancalieri: Fra Antonio Provana (1434-39) – Fra Gaspare di Airasca precettore di Candiolo e Pancalieri (1437) – Fra Pierino Dal Pozzo dei Signori di Brandizzo (1513) – Fra Giuseppe Cesare Raspa, che nel 1611 ebbe una lite colla comunità di Vigone, per aver questa fatta facoltà agli appaltatori delle decime di quel luogo di prelevare da un podere posto su quel territorio alcuni covoni di biade a titolo di decime da cui la Commenda era immune. (Rovere, Arch. Di Stato Torino; Dal Pozzo fra Bartol. Ruolo Gener. Cav. Ger. Arch. Arciv. Tor.).

 

LA  CHIESA  di  S. NICOLAO

Si trova nominata in carte dell’archivio di Stato a Torino del 1339 col titolo di Rettoria, e nell’elenco delle Chiese che nel 1386 pagavano il cattedratico al Vescovo di Torino insieme con la Chiesa di S. Ambrogio; ma mentre le altre Chiese portano il titolo di Parrocchiali, queste di Pancalieri sono notate senza titolo, perché probabilmente nella Chiesa di S. Nicolao non si aveva ancora la cura delle anime. S. Nicolao si trova nominato come patrono di Pancalieri nel 1433 quando furono posti in osservanza gli Statuti. Dalle Visite Pastorali del 1546-84-95 sappiamo che aveva tre altari; l’altare maggiore dedicato a S. Nicolao; i laterali a S. Giovanni Battista e ai SS. Pietro e Paolo; che la chiesa era senza pavimento e con in mezzo un sepolcro; che quivi si amministrava il Battesimo e si scrivevano i nomi dei battezzati su fogli volanti. La rendita della Chiesa era di 150 scudi e sotto la sua cura vi erano 2000 anime atte ricevere la SS. Comunione. Si aveva l’obbligo di tenere un cappellano; le funzioni però si celebravano nella Chiesa di S. Maria, l’attuale Parrocchia. La chiesa di S. Nicolao era sull’attuale "Piazza Nuova" e aveva a rincontro il cimitero. La porta del cimitero era presso il muro della cascina parrocchiale. I morti che dapprima si seppellivano nelle diverse chiese, col primo gennaio 1613 s’incominciò a seppellirli nel cimitero di S. Nicolao. Diverse famiglie signorili continuarono a essere sepolte nei loro sepolcri di famiglia. Si cessò di seppellire nel camposanto di S. Nicolao nel 1811, e nel 1884 scavando in "Piazza Nuova" per impiantare l’albero della cuccagna fu ancora trovato un teschio. Nella prima metà del secolo XIX la chiesa minacciante rovina venne demolita. (Archivi Arciv. Torino e Parrocch. di Pancalieri).

 

L’ATTUALE  PARROCCHIA

Era in antico dedicata a S. Maria. Si ha notizia fin dal 1513, anno in cui i fratelli De Bultis ricevevano "il diritto di patronato per la cappella di S. Antonio nella chiesa di S. Maria nei limiti della Parrocchia di S. Nicolao del luogo". La cappella di S. Antonio era dotata di 300 fiorini e diversi beni. Dalla Visita del 1584 risulta in buon stato, ma col pavimento guasto perché in esso si seppellivano i morti scavando la terra. "In questa chiesa si conservava il SS. Sacramento in un calice di bronzo indecentissimo, in un tabernacolo non foderato ma dipinto al di fuori". Aveva solo l’altare maggiore in pietra, sotto un baldacchino ornato di una bella icona, di candelieri e croce, e l’altare di S. Antonio. Nel 1595 la troviamo invece con cinque altari: l’altare maggiore, della Compagnia del Rosario, della Madonna del Carmelo, di S. Anna e di S. Caterina. La chiesa ben tenuta, le pareti nude senza volta e senza pavimento. Nella visita del 1668 sono nominati sette altari: il maggiore di mattoni con sopra un icona della Madonna "elegantemente dipinta", del SS. Sacramento, dei SS. Rocco e Sebastiano, del Suffragio, della Madonna del Cordone, di S. Anna, di S. Bartolomeo e della Compagnia del Rosario con 400 iscritti. La chiesa era a tre navate: le due laterali colla volta e la centrale col solaio. Il 19 maggio 1777 Mons. Rorengo di Rorà compiva solennemente il rito della consacrazione della chiesa ampliata e restaurata. Le Compagnie del SS. Sacramento e del Rosario provvedevano tutto l’occorrente per la chiesa e la sacrestia. (Archivi Arcivesc. Tor. e Parr. Pancalieri). Gli altri restauri e migliorie saranno notati nei cenni biografici dei Pievani che li hanno curati e compiuti.

 

I  CORPI  SANTI

In un prezioso ed artistico reliquiario, portate dalle catacombe Romane a Pancalieri per opera del munifico P. Recepelli nel 1814, si conservano le seguenti Reliquie:

1° San Crescenzio, figlio del martire San Getulio tribuno romano e di Santa Sinforosa. Morì martire coi sei fratelli sotto l’imperatore Adriano nell’anno 120. La sua festa si celebrava il 18 luglio.

2° Santa Felicissima, prima fracassata la bocca con pietre e poi percossa di spada morì martire a Faleria in Toscana. La sua festa si celebra il 12 agosto.

3° San Teofilo, fu martirizzato in Roma e la sua festa si celebra il 28 febbraio.

4° San Gaudenzio, soffrì il martirio ad Arezzo. La festa è celebrata il 19 giugno.

5° Santa Vittoria, di Tivoli, figlia di nobili genitori, venne trafitta al cuore sotto la persecuzione di Decio. La festa si celebra il 23 dicembre.

6° Santa Cristina, figlia di Urbano prefetto di Bolsena che furibondo idolatra con crudeltà inaudita la condannò ai più strazianti martiri avendo la santa appena 13 anni.

 

LA  CHIESA  di  S. AMBROGIO

Situata sulla via da Pancalieri a Carignano si deve annoverare fra le chiese più antiche e importanti del Piemonte. Essa è infatti nominata fra le chiese dotate di ampie rendite che nel 1386 pagavano il cattedratico al Vescovo di Torino. Significativo il fatto di essere dedicata a S. Ambrogio in tempi in cui la diocesi era suffraganea di quella Milanese. E’ menzionata nella Visita pastorale del 1769 in cui troviamo come al presente: in ottimo stato con altare di mattoni separato da un breve spazio (che serviva da sacrestia) dall’abside, dominata da un bel quadro del Santo Titolare. Era provvista di tutto l’occorrente per la S. Messa che si cantava in una domenica di settembre, giorno della festa, perché il 7 dicembre era per Pancalieri giorno di fiera.

Provvedevano alla chiesa e per la festa due massari scelti ogni anno dal Sig. Pievano. Si ricorreva all’intercessione di S.Ambrogio per esser liberati dalle febbri e dal mal di capo, portando in riconoscenza per la grazia ricevuta l’offerta di un mattone. (Chiuso, Storia della Chiesa in Piemonte; Vis. Past. In Arch. Arc. Torino).

 

LA  MADONNINA  dell’EREMITA

Solitario tra il mistico silenzio e il verde dei boschi, sorge devoto il piccolo Santuario della Madonnina dell’Eremita a vegliare e benedire i raccolti dei pii Pancalieresi. Il primo documento storico si trova nella Visita Pastorale del 1668 in cui si legge: "Dopo avere visitata la Cappella di Castel Rainero, proseguendo il viaggio verso il vicino luogo di Pancalieri, visita la cappella campestre sotto il titolo della Beata Vergine Maria, in cui abita un Eremita dell’ordine dei Camelitani, con facoltà dell’Illustrissimo Signore del Luogo. La cappella è coperta da tetto. L’altare di mattoni ha un’icona della Beata Vergine Maria dipinta sul muro: ha due palii e le altre cose mancano.." La cappella, di cui parla la visita Pastorale è stata fabbricata, con tutta probabilità dopo cessato il flagello della peste del 1630, in adempimento di qualche voto fatto in quel tempo, chiudendo un pilone dedicato ai protettori contro la peste: la Beata Vergine, S. Rocco e S. Sebastiano. Il Pievano Can. Giovanni Boccardo nota che nella parte esterna verso ponente si vedono le dimensioni dell’antico Pilone a destra del quale si scorge uno stemma nobiliare: un quadrupede in campo rosso e bianco, e a sinistra una data che pare 1529. Nel 1717 si costruì la casa al fianco sinistro della Chiesa e l'abitò per primo l’Eremita Antonio Magnino. Nel 1720 venne riparata e chiusa da ogni parte la cappella, ma non finita; e in quest’occasione il Sommo Pontefice concesse l’Indulgenza Plenaria a quanti visitassero la Chiesa nel giorno della festa. Nel 1722 ne era Cappellano Don Antonio Galliero. L’attuale altare è stato intagliato e sculturato nel 1745 dal Signor Damè di Torino e benedetto da Don Giovanni Battista Bonaudo, fratello del Rettore, nel 1746. Nella Visita Pastorale del 1777 troviamo la Cappella e la casa come sono oggi. Al fianco destro della Cappella vi è un pozzo la cui acqua si beve con una specie di devozione. Quanti si recano ad attingervi acqua si fermano di solito alle finestre dell’antico Santuario per salutare la Madonna. (Dagli Archivi di Torino e Parrocch. di Pancalieri).

 

LA  MADUNINA.

 

Tra l’verd d’arbre d’sales e d’la gasìa

Cun i so mur scur, antich, sporch d’causina;

Sula n’t la pas, piena d’puesìa

Spunta na capela: "La Madunina" !

Cun so trent a spale o cun la fausìa

L’brav om ch’a travaia o pur la dunina;

Ognun che là passa, dausin ch’a sia

A s’gava l’capel oppura s’inchina.

Su l’altar maggiur la Vergin Maria

Guarda devota so bel Gesù Bambin.

La gent d’Pancalè sempre prutegìa

N’ti so gran maleur, guere, pest e sagrin.

Lu diso le mare e nui lu cantuma

Che Ti d’Pancalè d’sei la Regina

N’ti nostri sagrin ancura preguma

Gav’ne dai pastis, bela Madunina !

Al cit ch’a la vita apena s’desvìa

E a chi a la tumba già s’ncamina

Rivolg l’to sguard matern, o Maria,

Dal to bel Santuari d’la Madunina.

Ai nostri suldà ch’a cumbatu luntan

Per aria, per tera e’n t’la marina,

Ti faie curage, Ti daie na man,

Valur e vitoria, o cara Madunina.

 

La  CONFRATERNITA  e  CHIESA  di  S. BERNARDINO

Il 15 marzo 1455, sotto il Pontificato di Callisto III, Mons. Ludovico Romagnano Arcivescovo di Torino erigeva in Pancalieri la Confraternita di S. Bernardino. La confraternita ufficiava in un primo oratorio intitolato a S. Bernardino nel luogo dell’attuale teatro. Di quell’oratorio era cappellano nel 1546 Don Bernardino Carrena Priore dei Disciplinati in Pancalieri, a cui Mons. Vescovo di Ventimiglia ordina di celebrare la Messa nell’oratorio all’aurora. Ma poi per il numero sempre crescente degli ascritti la Confraternita passò nell’antica Parrocchiale di S. Nicolao e nell’oratorio di S. Bernardino, divenuto troppo ristretto, si stabiliva la Società di S. Croce, In esso si recitava l’Ufficio della Madonna e vi si celebrava la S. Messa all’unico altare. L’oratorio nel 1584 si trovava ancora nei suoi edifici in buon stato. Il15 luglio 1612 (?) la Confraternita acquistava per £. 1540 il sito e fabbricava l’attuale chiesa di S.Francesco dove ebbe poi sede anche sotto i Cappuccini che vennero a stabilirsi nel 1622. Finalmente il 28 ottobre 1723 per £. 2000 comperava il sito e fabbricava l’attuale Chiesa Nuova, che venne poi in seguito abbellita e decorata come la vediamo ora. In essa si stabiliva la Compagnia di Nostra Signora del Carmelo che per celebrare la sua festa si serviva della statua della Madonna che ora si porta in processione ai Corpi Santi, e la si ornava con corone d’argento molto antiche. Nel 1767 la Compagnia acquistava l’attuale statua della Madonna del Carmine e nel 1825, il 30 aprile, fra Gregorio Ministro Generale dei Carmelitani, erigeva canonicamente la Compagnia. (Dalla Visite Pastorali e Arch. Parrocch. Panc.).

 

La  CHIESA  di  S. FRANCESCO  o  dei  FRATI

In origine dedicata a S. Bernardino aveva l’altar maggior titolato alla B. V. Maria. Dominava l’altare un trittico chiuso con vetri con entro la statua della Madonna rivestita e ornata di seta e oro, con ai lati S. Bernardino e S. Giovanni Battista. Aveva un tabernacolo dorato e dipinto e tutto l’occorrente per l’ornamentazione e celebrazione della S. Messa. Il presbiterio era chiuso con cancelli di legno. Dietro l’altare vi era l’oratorio dei Confratelli di S. Bernardino con sedili e cattedra ben lavorati; in esso vi recitavano l'’fficio della Madonna; il Rettore si sedeva in mezzo sulla cattedra. I Confratelli in numero di circa 70 incedevano in abito cinereo sotto il vessillo di S. Bernardino. Allo stesso altar maggiore era eretta la Compagnia del Carmine con 500 Confratelli e Consorelle arricchita di numerose indulgenze concesse dal R. P. Generale dei Carmelitani Gregorio Canalis con breve dato a Roma in data del 25 gennaio 1625. Un secondo altare detto delle Umiliate era dedicato a S. Elisabetta con sopra l’immagine della Madonna, di S. Elisabetta e di S. Giuseppe. Le Umiliate in numero di 50 furono erette da Mons. Bergera, Arciv. di Torino il 5 aprile 1636, ma senza indulgenze. Incedevano in abito cinereo sotto il vessillo della Croce. La chiesa aveva la volta, il pavimento e le mura bianche. Accanto alla Chiesa v’era la Sacrestia comune coi RR.PP. Cappuccini. Dopo l’erezione dell’attuale Chiesa di S. Bernardino la Chiesa dei Frati venne dedicata a San Francesco d’Assisi. (Archiv. Arciv. Torino – Visite Pastorali).

 

La  CHIESA  dello  SPIRITO  SANTO

Poco lungi dal Monastero (in vicolo del Ricetto) vi era la casa dei Confratelli dello Spirito Santo che serviva a cuocere e dispensare "ciceres et panem" ai poveri nel giorno di Pentecoste. Questa casa era dotata di 25 jugeri di terra. Veniva amministrata da tre ufficiali, e ogni anno il più vecchio cedeva il posto al nuovo eletto. Rendevano conto dell’amministrazione al Sindaco della Comunità coll’intervento del Signor Pievano. Così nel 1730. Si ha una prima notizia negli ordinati di Pancalieri in data del 26 giugno 1594, in cui il Consiglio Comunale nomina due priori della Confraternita dello Spirito Santo. (Arch. Parr. Panc.).

 

La  CAPPELLA  del  SS.  NOME  di  MARIA

Era situata presso l’abitato ed era di proprietà del Monastero delle Clarisse. Aveva un altare di mattoni con sopra un dipinto della Madonna. Il Cappellano del Monastero vi celebrava la Messa il 12 settembre.

 

La CAPPELLANIA della B. VERGINE della PIETA’

Venne eretta per testamento del Signor Magno Valente della Marmora il 7 maggio 1697. Aveva un altare di mattoni con la mensa di legno. Nel 1708 era cappellano Don Giov. Battista Manchio di Villafranca provvisto da Mons. Michele Vibò Arcivescovo di Torino con obbligo di celebrarvi la Messa ogni Venerdì.

 

SAN  ROCCO

Il 5 gennaio 1613 una certa Maria . ., venne trovata morta nella Cappella di S. Rocco e fu sepolta nel Cimitero di S. Nicolao. Questa notizia che si legge nei Registri Parrocchiali è la prima che si ha di detta Cappella. Nel 1668 aveva la volta e i muri bianchi, l’altare in mattoni con predella e icone del Santo. Era chiusa con cancelli di legno, con davanti il vestibolo coperto di tegole. Nel 1769 non si fa più menzione del vestibolo e dei cancelli di legno, segno che era già stata restaurata nella forma attuale. Provvedevano due massari eletti dal Pievano; si cantava la messa e s’impartiva la Benedizione nel giorno di S. Rocco.

 

La  CHIESETTA  di  CASTEL  RAINERO

Veniva riedificata insieme col castello, distrutto dai Francesi nel 1706, sulle rovine dell’antica, da Antonio Turinetto, signore del luogo e dedicata all’Immacolata e ai SS. Carlo e Grato. Era ufficiata da un cappellano pagato in parte dal feudatario e in parte dai borghigiani. L’ultimo cappellano fu Don Giovanni Croce di Virle morto a Collegno alcuni anni or sono.

 

SANTA  MARIA  del  POSSU’  o  POSSUTO

Sorge a un miglio circa dall’abitato. Ha innanzi un atrio in mattoni aperto solo davanti. Era provvista di tutto il necessario per la celebrazione della S. Messa. Due massari nominati dal Pievano provvedevano alla celebrazione della festa nella domenica fra l’ottava della Natività di Maria.

 

SAN  SEBASTIANO

Era una piccola cappella decente, ben arricciata, con pavimento a mattonelle, chiusa da una porta di legno di pero, con un atrio innanzi aperto da tutte le parti, con due finestre colle grate di legno e sorgeva verso Villafranca dove ora sorge il pilone dedicato allo stesso Santo. Aveva un altare di mattoni di S. Sebastiano. Era di proprietà del Municipio. Si ha di essa notizia fin dal 1668. L’ultimo Sacerdote che vi celebrò la S. Messa fu Don Ignazio Canavera.

 

CHIESA  dell’OSPIZIO

Sorse colla fondazione del medesimo circa l’anno 1885 per opera del Pievano Can. Giovanni Boccardo. In questi anni venne abbellita di facciata. Presso il presbiterio riposa la salma del Fondatore e accanto della Fondatrice

 

SANT’ANNA

Cappella situata appena fuori dell’abitato con altare di mattoni aderente il muro con sopra il dipinto di S. Anna. Si ha memoria di essa nella Visita Pastorale del 1769. Vi si canta la Messa nel giorno della festa.

 

PRIORATO  di S. GIOVANNI  BATTISTA  della  MOTTA

Veniva eretto il 2 giugno 1639 in regione Motta con diritto di Patronato del fondatore. Lo possedeva nel 1769 Giov. Battista Raimondo auditore della Regia Camera e ne era Rettore Giov. Agostino Poggio di Torino immesso nel beneficio da Mons. Rotario nel 1753 e confermato dal Conte Cancellario; il Rettore soddisfaceva ai suoi oneri per mezzo di Don Giorgio Burghesi di Mondovì, maestro municipale del luogo. La cappella ben tenuta nei suoi edifici coll’altare in mattoni aderente il muro, coll’icone di S. Giov. Battista e provvista di tutto il necessario per le sacre funzioni. Si celebrava la Messa in tutte le feste di precetto colla recita, dopo la Messa, del De profundis in suffragio dell’anima del fondatore e suoi defunti. Una lapide marmorea fissa nel muro laterale ne fa memoria.

 

I  PIEVANI

Ecco l’elenco dei Pievani che ressero la Parrocchia di Pancalieri, con note biografiche e date di cui si ha memoria nei documenti:

  1. Don Giacomo Rettore di Pancalieri morto nel 1339.

  2. Marchesino Don Antonio di Moncalieri; fa la sua entrata nella Chiesa di S. Nicolao nel 1339; nel 1350 viene promosso ad altra Parrocchia.

  3. More Don Guglielmo di Grugliasco che fa la sua entrata in S. Nicolao nel 1350.

  4. Dulcio Don Guglielmo che nel 1379 viene promosso Pievano di S. Maria di Racconigi.

  5. Viperi Don Giovanni di Carignano. Entra nel 1379.

  6. Albini Don Brunetto di Cercenasco che nel 1428 passa dalla Parrocchia di Virle a quella di Pancalieri, nominato da Ludovico di Savoia Signore di Pancalieri. Nel frattempo Papa Martino V nomina il Can. Giovanni Guala. Si fa la causa, e per sentenza di Michele Cacherano, Abbate di S. Maria di Pinerolo Commissario approvato viene riconosciuto che il diritto di patronato spettava a Ludovico di Savoia e quindi fu riconfermato Don Albini (1432). Il diritto di patronato viene poi approvato nel 1473 da Papa Sisto IV a favore di Francesco di Savoia figlio di Ludovico, Signore di Racconigi. Il 15 marzo 1500 Francesco di Savoia associa suo fratello nella metà del diritto di patronato della Parrocchia di S. Nicolao di Pancalieri.

  7. Gagliardi Can. Giovanni che il 12 luglio 1500 rassegna le dimissioni della Parrocchia nelle mani del Sommo Pontefice.

  8. Faletto Don Bartolomeo presentato da Francesco e Ludovico di Savoia nel 1500 e nello stesso anno gli viene conferita la Parrocchia da Mons. Della Rovere Vescovo di Torino. Il 17 novembre 1508 il Vescovo di Torino in seguito alla Bolla del Papa Giulio II unisce alla Parrocchia di Pancalieri anche quella di Osasio. Nel 1524 si contendono la Parrocchia di Pancalieri Don Michele della Rovere e Don Antonio Azono. La causa viene portata a Roma e la sentenza è data in favore di Don Azono.

  9. Azono Don Antonio è annoverato fra i Pievani di Pancalieri in data 1528. Egli si prende come Vicecurato Don Domenico Giovanino. Don Azono viveva ancora nel 1546, mentre troviamo già come rettore in S. Nicolao nel 1541 colui che gli succede.

  10. Don Giovanni Pietro Sabaudia nominato dalla Sede Apostolica nel giugno 1541. Era nativo di Pancalieri e viveva ancora nel 1595. Don Giovanni Pietro Sabaudia moriva di circa 100 anni il 17 marzo 1610 dopo aver governata la Parrocchia di Pancalieri per 69 anni.

  11. Don Giovanni Maria Ravera, che muore nel 1624.

  12. Don Giovanni Antonio Graziolo, muore servendo gli appestati il 17 maggio 1630 e viene sepolto nella chiesa di S. Maria avanti l’altar maggiore.

  13. Don Ottavio Putens, cessata la peste viene eletto Pievano di Pancalieri nel 1631 e muore nel 1638.

  14. Don Pietro Draperono d’Ivrea che succede nel 1640 e muore il primo gennaio 1674.

  15. Nel 1674 viene eletto Pievano Don Antonio Benedetto Capitolo.

  16. Don Debernardi di Biella, che nel suo ingresso viene accompagnato dal Beato Sebastiano Valfrè. Muore il 16 febbraio 1730.

  17. Don Agosta Giovanni Francesco di Rivarolo, nel 1759 acquistava una casa nel Vicolo del Ricetto per essere più vicino alla Chiesa di S. Maria che veniva ufficiata come Parrocchia essendo pericolante la Chiesa di S. Nicolao. Rinunzia alla Parrocchia nel 1759 cedendo a beneficio suo e di tutti i Parroci successori la casa da lui acquistata coll’obbligo di 25 Messe annue.

  18. Don Giuseppe Gantero di Pancalieri, coll’aiuto della Comunità fa fabbricare il coro nuovo e coll’opera delle tre Compagnie maggiori fa costruire i sedili; sotto il coro fa scavare un nuovo sepolcro per gli ecclesiastici; nel 1774 coll’aiuto della Comunità fa costruire la Sacrestia e nel 1776 fonda la Compagnia del SS.mo Sacramento.

  19. Teol. Matteo Zorgnioti, che per essere sempre più vicino alla Chiesa cede la casa di Don Agosta per £. 2000 e acquista la casa che serviva di foresteria e di alloggio pel Cappellano delle Monache di S. Chiara con l’annesso giardino. Morì nel maggio 1836

  20. Don Giovanni Battista Vola. Nato a Volpiano nel 1807, compiva gli studi nel Collegio dei Gesuiti a Brandizzo. Vestito l’abito chiericale, venne assunto come assistente del Collegio dei Gesuiti al Carmine, mentre frequentava come chierico esterno i corsi teologici del Seminario di Torino. Ordinato sacerdote, studiò Morale sotto il Teol. Guala nel Convitto di S. Francesco d’Assisi. Il Teol. Guala che tanto lo stimava, lo mandò a predicare gli Esercizi Spirituali a Vinovo, poi ad amministrare la Parrocchia vacante di Moretta, poi a reggere quella di Cavour, di dove s’era allontanato il Parroco per sommossa popolare. Nel marzo del 1837 veniva Parroco a Pancalieri, dove in soli nove anni si fece ammirare ed amare da tutti, lasciando di sé santa e imperitura memoria e iniziando quella serie di santi sacerdoti che già da circa un secolo vanno edificando col profumo delle loro sacerdotali virtù questo paese. Moriva in concetto di santità il 12 agosto 1846. In sepoltura venne portato scoperto, affinchè gli amati parrocchiani, che lo seguivano piangendo ed esclamando: "E’ morto il nostro padre", potessero mirare fino alla tomba le sue ascetiche sembianze.

  21. Don Giovanni Pietro Camerlo, nacque a Levone Canavese nel 1817, percorse la carriera clericale nel Seminario di Chieri, ove si segnalò grandemente per pietà e ingegno; ordinato sacerdote, dopo aver esercitato l’ufficio di Vicecurato nella Parrocchia di Rocca di Corio, fu per qualche tempo amministratore parrocchiale a Barbania. Negli esami di concorso si meritò la parrocchia di S. Maria della Pieve in Cavallermaggiore ma per obbedire all’Arcivescovo Mons. Franzoni, accettò la Pievania di Pancalieri, che resse dal novembre 1846 all’aprile del 1882, coadiuvato per 36 anni da due santi Vicecurati: Don Ignazio Canavera di Corio e Don Bernardo Rossi di Osasio, coi quali visse in santa fratellanza una vita regolata da una morma costante ed esemplare, cosicchè la Canonica di Pancalieri formava l’edificazione del paese ed era riconosciuta con ragione modello di vita sacerdotale nella Vicaria e nell’Archidiocesi. Fondò nel 1847 la Compagnia delle Figlie di Maria per la conversione dei peccatori. Fece erigere in marmo gli altari di S. Caterina e del S. Cuore di Maria e provvide per lo splendore delle S. Funzioni un magnifico completo paramentale in tela oro e un ricco ed ampio tappeto per il Presbiterio. Fondò l’Asilo infantile che volle affidato alle Giuseppine di Pinerolo, e per opera sua furono pure incaricate del servizio dell’Ospedale di Carità. Amò grandemente il suo clero e i suoi chierici, fu largo e generoso coi poveri. Dopo una breve malattia di soli 5 giorni sofferta con ammirabile rassegnazione ed abbandono in Dio, ricevuti con fede viva e tenera devozione i Santi Sacramenti, si addormentò nel Signore il mattino dell’11 aprile 1882, seguito a distanza di appena due giorni dal suo buon Vicecurato Don Bernardo Rossi. Sulla sua tomba venne inciso il breve magnifico elogio: "Pastore fedele, sincero e pio".

  22. Can. Giovanni Maria Boccardo, nacque il 20 novembre 1848 a Moncalieri. Frequentò il ginnasio dei Padri Barnabiti del Collegio Carlo Alberto, poi il Seminario di Torino ove fu ordinato sacerdote il 3 giugno 1871 da Mons. Balma. Fu mandato assistente al Seminario di Chieri. Nel 1878 fu Direttore Spirituale nel Seminario di Chieri e poi in quello di Torino. In questo tempo venne nominato Canonico Onorario della Collegiata di Chieri. Nominato Pievano di Pancalieri nel 1882 vi faceva l’ingresso il 24 settembre. Nei 31 anni che vi rimase diede vita a un’infinità di opere. Zelò con tutte le forze la Comunione quotidiana e la visita specialmente dei bambini, al SS.mo Sacrament